NATASHA - Il Peggio di Me

C’è stato un periodo della mia vita che mi amavo e mi odiavo. Adoravo fare sesso, ero sempre in cerca di esperienze diverse, per me era quasi una droga, adoravo il mio corpo per il piacere che mi dava, ma nello stesso tempo mi facevo ribrezzo ogni volta di più per la mancanza di rispetto verso me stessa, ogni nuova avventura diventava anche un modo per punirmi e per scappare da una solitudine che mi mangiava dentro mentre mi allontanavo dagli ideali e dai principi a cui credevo.

 

Questa è una premessa per spiegare come sono finita a fare quello che ho fatto. Non so se chi leggerà questo mio racconto potrà capire come mi sentivo e cosa stavo diventando, ma so che quello che ho provato in quel periodo e quello che sono stata ora è passato. Non rinnego nulla, ma non ritornerei indietro per niente al mondo, ricordo con soddisfazione i piaceri che ho provato e con amarezza l’odio verso me stessa e la tristezza che avevo dentro. Quel periodo buio della mia vita mi è servito molto a essere umile e a capire le persone che stanno male... ma questa non è la storia che voglio raccontare.

 

In quel periodo frequentavo l’università, ero andata via di casa (per tanti motivi) e per mantenermi facevo la ragazza immagine in discoteca (scelta bizzarra, ma funzionava). A volte mi piaceva essere al centro dell’attenzione, avere gli occhi di molti su di me mi dava una sensazione forte, ma altre volte non mi piaceva affatto, mi sentivo un oggetto, un soprammobile, percepivo che chi mi guardava in realtà non mi vedeva. Le sere peggiori provavo tutte queste sensazioni assieme, sensazioni come queste unite a musica sincopata possono stordire la mente.

 

Non ho chiaro tutto quello che accadde quella sera, alcuni ricordi sono molto vivi in me, altri molto offuscati. Era una delle sere peggiori me ne stavo lì su un cubo a ballare, amandomi e odiandomi. Un ragazzo si era arrampicato sulla ringhiera che mi circondava quasi completamente, sapevo che dovevo stare attenta con quelli così, ma quando lo guardai mi resi conto che era innocuo, gli sorrisi e gli feci cenno di scendere. Ma prima lui mi passò un biglietto, io lo presi e lo infilai nel top. Mi sembrò che ci rimase male, poi mi sorrise e scese. Si dileguò nella folla con un amico.

Ricordo che era giovane, carino e aveva bellissimi occhi blu, il suo sguardo mi aveva colpita e mi ritrovai a sbirciare tra chi ballava ai miei piedi, ma non lo vidi.

 

Più tardi scesi dal cubo per una pausa, rimasi un po’ nelle stanze riservate al personale per poi tornare in pista. Tornando lo incontrai e lui mi fermò per chiedermi se avevo letto il biglietto, me ne ero dimenticata e allora lo presi fuori dal top, il sudore lo aveva un po’ rovinato, ma si leggeva un complimento e il suo numero di telefono. Non ricordo quale fosse il complimento, ma ricordo i suoi occhi blu quando lo guardai in viso sorridendo per ringraziare. Mi sembrava un ragazzo carino e allora gli “urlai” nell’orecchio (dato che la musica era alta non si può dire che sussurrai) che ci potevamo vedere quando staccavo. Ma lui mi rispose che non poteva, era con un amico, la risposta mi sorprese e mi deluse, la presi come una sfida forse.

 

Non so cosa mi prese in quell’istante, fu uno di quei casi in cui si dicono e si fanno cose senza pensarci troppo, mi avvicinai al suo orecchio e gli dissi che ci potevamo vedere in tre, poi gli mordicchiai il lobo, subito dopo salutai con la mano e scappai via per rifugiarmi sul mio cubo.

Mentre ballavo mi domandai quanto avessi scherzato e quanto avessi fatto sul serio. Ci potevamo vedere in tre? Ero abbastanza convinta che lui non mi avesse presa sul serio e io volevo solo essere maliziosa e provocante, in realtà. Ma poi lo vidi sotto al mio cubo, lui con un altro ragazzo, meno carino, ma niente male. Ballai un po’ per loro, guardandoli negli occhi e atteggiandomi sensuale... poi mi chiesi che diavolo stavo mai facendo e continuai il mio lavoro ignorandoli del tutto. Non guardai più di sotto e mi domandavo se fossero stati ancora lì. Cosa mai pensavano? Li avrei incontrati più tardi?

 

Scesa dal cubo finito il lavoro non li vidi, provai un senso di sollievo, forse anche di delusione, ma poi mentre mi avvicinavo alla porta per l’area riservata al personale, me li trovai davanti e il cuore mi impazzì.

Quei bellissimi occhi blu mi avevano illusa di qualcosa di più, ma ora come altre volte, avevo la certezza di essere per loro solo nulla, me l’ero cercata io, la colpa era mia, il desiderio di trasgressione e l’odio verso me stessa fecero il resto. Indicai loro dove incontrarci fuori dalla discoteca.

Mi sistemai, salutai le mie colleghe e altre conoscenze (non si può dire che avessi delle amicizie) e poi andai all’appuntamento. Cosa si aspettavano i due ragazzi da me?

 

Ma in ogni caso io di certo sapevo che ormai non mi sarei tirata indietro.

Parlai con loro un poco del più e del meno, del mio lavoro in discoteca, della loro presenza lì quella sera, nulla di importante. Ci facemmo una canna, poi mentre il cuore mi batteva in petto come se fosse stato un tamburo, sforzandomi di dimostrarmi tranquilla e fredda, feci la mia proposta.

Non mi va di raccontare dettagli che non rammento neppure bene e che forse non voglio ricordare per il loro squallore, mi vendetti: sapendo che io come persona non avevo prezzo, mi limitai a svendere il mio corpo... poi smisi di pensarci e mi concentrai sull’esperienza che mi apprestavo a vivere.

 

Al distributore di profilattici fu imbarazzante, in albergo alla reception fu imbarazzante, i silenzi in ascensore furono imbarazzanti, fu imbarazzante tutto il viaggio che mi portò fino dentro la camera da letto. Di quel viaggio ricordo solo l’imbarazzo e l’attesa.

Ricordo il sapore della vodka alla liquirizia che i ragazzi avevano con loro, non ne ho più bevuta dopo quella volta.

Dopo aver preso i loro soldi iniziai a spogliarmi e chiesi loro se volevano che mi facessi una doccia o se volevano fare sesso subito... volevano farlo subito, erano animali e io non ero poi così diversa da loro. Subito: fino a quella parola io ero trepidante e tesa, poi mi resi conto che nel giro di pochi minuti ci saremmo trovati nudi e sudati sul letto, l’eccitazione mi avvolse e la coscienza si assopì.

 

Ricordo le loro mani che esploravano il mio corpo e i loro baci che non mi davano tregua, ricordo il mio corpo tra i loro, le nostre lingue sulla pelle nuda.

Il ragazzo dagli occhi blu aveva il pene un po’ storto col glande grosso e scoperto, l’amico aveva un pene lungo dritto e completamente coperto. Me li ricordo bene per la loro totale diversità e ricordo che nella mia mente cominciai a chiamarli Occhiblu e l’Amico. Sapevo i loro nomi, ma chiamarli con un nomignolo rendeva tutto molto più impersonale, ne avevo bisogno.

 

Occhiblu in breve cominciò a dedicare attenzioni con la sua lingua all’intimità tra le mie cosce, io concessi similari attenzioni all’Amico. Non mi è mai piaciuto troppo regalare sesso orale, poi farlo a uno sconosciuto è rivoltante: io lo feci per degradarmi e sentirmi puttana. Il sapore del pene dell’Amico era molto forte, io pomiciavo con quel membro come se mi piacesse da matti... e in realtà mi piaceva, ma nella testa. Occhiblu non era troppo bravo con la bocca, ricordo che ne rimasi delusa.

 

L’Amico dichiarò che stava per venire e un inaspettata golosità mi colse, fu lui a staccarsi prima che io potessi saziare il mio appetito. Offrì quindi i mie servigi orali a Occhiblu, ma il suo sapore era proprio sgradevole e usai più la lingua che la bocca. L’Amico mi toccava ovunque e percepivo quanto mi desiderasse, io mi muovevo in modo accondiscendente, stavo cominciando a preferire lui. Quando le sue mani si staccarono dal mio corpo mi ritrovai senza punti di riferimento, mi voltai a cercarlo con gli occhi mentre con la mano tenevo impegnato Occhiblu.

 

L’Amico si stava mettendo il preservativo e io mi cominciai a preparare per lui: mi misi a gattoni sul letto. Mi penetrò senza fatica e iniziò a farmi lentamente. Occhiblu si mise il preservativo a sua volta e diede il cambio poco dopo, rispetto all’Amico era più aggressivo e non mi dispiaceva a dire il vero. Si alternarono per un po’, non saprei dire per quanto e quante volte. Io godevo più di testa che col corpo, ma mugolavo e ansimavo perché sapevo che a loro piaceva. A volte fingere un tantino può essere stimolante, più esageravo e più mi piaceva.

 

Era il turno di Occhiblu, andava con più calma, credo volesse trattenersi dal venire. L’Amico quasi timidamente mi chiese se potevano venirmi addosso. Sinceramente mi parve esagerato e gli dissi di no, ma sentii tornare la strana golosità che non era proprio da me. Gli proposi di mettersi di fronte a me e iniziai a fargli una fellatio mentre Occhiblu continuava a scoparmi, lentamente e a volte si fermava spingendo il pene tutto dentro di me. Sapevo cosa volevo fare, ma avevo paura di farlo, infine presi coraggio, tolsi il profilattico dal pene dell’Amico, non senza un po’ di fatica, vista la distrazione alle mie spalle e la posizione non comodissima in cui ero, poi ripresi il mio lavoretto con la bocca. Sapevo che era chiaro cosa volevo.

 

Ci fu in realtà un attimo di sgomento, Occhiblu dopo poco riprese a prendermi con più vemenza e sinceramente controllare quello che stavo facendo con la bocca mi risultò difficile viste le sue spinte. Ci fu un momento che mi sembrò che il pene dell’amico dopo una spinta un po’ violenta mi finisse un po’ troppo in gola. Prima di morire soffocata mi tolsi di bocca il membro e implorai un attimo di delicatezza. Fu allora che anche Occhiblu implorò di finirlo allo stesso modo.

 

Mi ritrovai pochi istanti dopo in ginocchio a terra davanti al letto tra le ginocchia di due sconosciuti a fare qualcosa che non avrei mai pensato di fare. Mi sentivo sporca, ma in quel preciso momento mi piaceva. Feci venire prima Occhiblu, il suo sapore sgradevole era camuffato dall’aroma gommoso del preservativo che aveva indossato, e dai miei umori vaginali. Mi domandavo se sarei riuscita a bere il suo sperma, era una cosa talmente lontana dal mio modo di essere.

 

Mi venne in bocca, ma lo lasciai uscire dalle labbra per quanto potevo, poi lo tolsi e un ultimo fiotto mi prese sulla guancia, continuai alcuni secondi con la mano per estinguere il suo desiderio del tutto. Avevo il sapore del suo sperma in bocca, non era malvagio quanto mi aspettavo. Il mio istinto perverso di quegli attimi mi portò a leccarmi le dita sporche prima di passare all’Amico. Con lui ci volle pochissimo, lo lasciai venire completamente nella mia bocca e bevvi tutto.

 

Mi alzai all’improvviso annunciando che sarei andata a fare un doccia e scappai velocemente alla toilette della camera.

Ero ancora eccitata, io non ero venuta e non mi facevo ancora schifo per quello che avevo fatto. Avevo ancora molta adrenalina in corpo. Mentre mi lavavo non potevo non pensare a quello che avevo fatto, mi sembrava di essere lontana dalla realtà, quella non ero io. Mi toccai.

Il piacere diventava molto più corporeo finalmente. Stavo per venire ma poi pensai che arrivata a quel punto potevo sempre approfittare della situazione. Quindi interruppi il mio piacere per affrontare le due belve... indossai un accappatoio.

 

Uscita dalla doccia li ritrovai sul letto a parlare. Si azzittirono e ci guardammo per interminabili secondi. Fui io a rompere il silenzio chiedendo se erano soddisfatti e mi dimostrai delusa quando mi dissero che lo erano molto. Rimasero sorpresi per il mio disappunto, ma quando io spiegai che ne volevo ancora rimasero piacevolmente colpiti. Mi spogliai dell’accappatoio e mi distesi sul letto, poi iniziai a masturbarmi sotto i loro occhi. Fecero per avvicinarsi, ma io li pregai di andarsi a lavare bene le mani e i loro giocattoli per togliere ogni traccia di sperma del rapporto precedente.

 

Non so con quanta cura si lavarono, tornarono da me troppo in fretta, ma io li volevo e non feci storie. Mentre io mi toccavo e mi dimostravo in preda all’eccitazione muovendo il corpo anche più del necessario, loro mi diedero un valido aiuto accarezzando con delicatezza tutto il mio corpo. Sei mani su di me fu qualcosa di decisamente interessante. Uno di loro (credo Occhiblu, ma non ricordo con certezza) mi penetrò con un dito più volte, uno dei due (non so chi) mi infilò la punta di un dito nell’ano, mi piacque e fu piuttosto chiaro, ma li pregai di non esagerare.

 

Intanto tutti e due erano di nuovo sull’attenti e io ne ero molto soddisfatta. Ne presi uno per ogni mano e cominciai a darmi da fare, mentre loro continuavano a dedicarsi a me. Cominciava davvero a piacermi in testa e nel corpo. Poi mi resi conto che così come eravamo messi prima o poi mi sarebbero venuti addosso, questa volta l’idea mi eccitava parecchio, ma non volevo. Avevamo ricominciato da poco, ma per sicurezza chiesi loro di non farlo.

 

L’Amico mi chiese se mi piaceva prenderlo dietro, solo io sapevo che la risposta era sì, non volevo che lo sapesse, non volevo concedermi a qualsiasi loro desiderio. Per non rispondere alla domanda imbarazzante mi sottrassi da quella piacevole situazione e li invitai a scoparmi ancora.

Misi io il profilattico a Occhiblu poi lo feci distendere sul letto e gli montai sopra. Volevo avere io il controllo stavolta. Si rivelò poi solo una breve illusione.

 

Muovevo il bacino con perizia e senza fretta. A lui piaceva. L’Amico mi accarezzava il corpo e mi baciava dove capitava: le mani, le braccia, le spalle, la schiena... questo piaceva a me.

Mi lasciai andare completamente e quasi non mi accorsi delle sue mani che scendevano, quando cominciò a toccarmi l’ano rimasi quasi sorpresa, ma lo trovai così piacevole e lo lasciai fare. Poi cominciai a supporre cosa voleva fare e infine cominciai a desiderarlo anche io, non sapevo se fossi stata in grado, ma lo avrei lasciato provare.

 

Mossi il bacino per invitarlo a continuare, e rilassai i muscoli. Il dito dell’Amico sarebbe entrato, ma io gli dissi di fermarsi. In quel momento con la voce più innocente possibile gli chiesi nel modo più volgare possibile di penetrarmi dietro col suo pene. L’Amico capì immediatamente, Occhiblu invece non capì, non capì che volevo che rimanesse esattamente dove era. Lasciai andare il mio corpo su di lui e rimasi immobile, mi ritrovai a tranquillizzarlo come se quello che stava per succedere fosse per lui. Ricordo che finalmente capì ed esclamò con una imprecazione.

 

Un’ondata di piacere mi travolse quando l’Amico appoggiò il glande sulla mia entrata posteriore per penetrarmi, ma non vi riuscì. Ne avevo sentito parlare, pensavo che fosse difficile. Il pene di Occhiblu dentro di me non lasciava che il mio ano si rilassasse, in sostanza anche se le entrate erano due, il posto occupato dal primo ospite era eccessivo, o meglio e più semplicemente, non c’era posto per un nuovo ospite. L’Amico provò alcune volte senza riuscire, i suoi tentativi non mi innervosirono, anzi mi eccitarono maggiormente, ma innervosivano lui, la sua erezione aveva perso un po’ di valore. Il preservativo che aveva indossato poco prima di iniziare i tentativi non lo aiutava affatto. Dovemmo desistere e ne fui forse troppo dispiaciuta.

 

Tornai alla cavallerizza e ricominciai la mia cavalcata, poco dopo l’Amico tornò a toccarmi l’ano col dito e non ci volle molto perché entrasse… ci volle un po’ per abbinare il ritmo dei miei fianchi al pene e al dito, ma quando vi riuscì fu stupendo. Durò poco perché l’Amico mi chiese di riprovare col suo pene, non mi pareva che fosse possibile, anche il dito stava stretto, ma non riuscì a rifiutare.

 

Questa volta non mi chinai su Occhiblu, rimasi alla cavallerizza e cercai di muovere i fianchi per aiutare la penetrazione. Mi sembrava impossibile, stavo per dirgli di smettere, in quell’attimo mi resi conto che non aveva più il preservativo e prima che potessi protestare sentii però che stava per penetrarmi, finalmente. Invece di protestare lo incitai a spingere ed entrò. Le sensazioni che provai in seguito non erano paragonabili a nulla di quello che avevo provato prima.

 

Sentivo una sorta di dolore, ma non riuscivo a distinguerlo dal piacere, lo spazio a disposizione era decisamente poco, come se mi fossi messa delle scarpe di un paio di numeri in meno, ma in questo caso le scarpe ero io e i piedi…

Cominciarono a muoversi, li implorai di fare piano, poi trovarono il ritmo e andò meglio. Mi sentivo come a un passo dal venire, anzi meno di un passo, ma l’orgasmo non arrivava, era una sensazione al limite, non potrei descriverla con altre parole. Credo che il tutto durò non più di un minuto o due, ma con quelle sensazioni addosso non sarei riuscita a reggere di più, era insopportabile e bellissimo.

 

Occhiblu fu il primo a venire, ma rimase dentro di me e sotto di me, la sua erezione cominciò a diminuire lasciando un filo di spazio in più all’Amico, lui ne approfittò per aumentare il vigore: io in un attimo venni.

Il mio orgasmo non fu così intenso come speravo, o forse era stato tutto un orgasmo che si era concluso in quel momento, non ne ho proprio idea. Mi lasciai andare su Occhiblu con tutto il mio peso, ero sfinita davvero. Pregai l’Amico con tutta me stessa di smettere, non riuscivo a resistere oltre. Lui non mi diede ascolto subito e per un attimo ebbi l’impressione di avere un nuovo orgasmo in arrivo, ma poi lui tolse finalmente il pene dal mio fondoschiena e con la mano si diede pochi colpi per arrivare al piacere, mi venne sulle natiche e sulla schiena.

 

Ci buttammo tutti e tre sul letto sfiniti, non so per quanto. Mi alzai che dormivano o fingevano. Mi sentivo priva di forze, ma le trovai per farmi un'altra doccia, poi in silenzio mi rivestii, sussurrai un grazie e me ne andai.

Tornare al mio appartamento fu una piccola avventura.

 

Non ho mai più provato quelle sensazioni e quel pre-orgasmo così particolari purtroppo, ma fortunatamente dopo quella notte mi resi conto che io non potevo trattarmi così. Ero orgogliosa e disgustata per quello che mi ero data la possibilità di fare, forse avevo osato e pagato abbastanza, era ora di rifarmi una vita. E così feci.

 

 

Natasha

 

 

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