Esperimento


Quante volte si può pensare al sesso durante una corsa in bici?



Esperimento scientifico: quante volte si può pensare al sesso durante una corsa in bici?
I pensieri peccaminosi verranno segnalati tramite un ding (una sorta di counter sonoro).

Partenza. Ore 8.03 del mattino.

Scendo in cantina decispandomi gli occhi con il pugnetto chiuso, infilo la chiave nella serratura (ding!). Ho scoperto che adoro le chiavi, adora quando scivolano bene nella toppa (toppa? topa? ding!).
Accendo la luce e controllo che non ci siano bestie a 8 zampe (…) (brrrrr, altro che ding).

Voilà! Parcheggiata in un angolo, ecco la mia bici. Fiammante d’argento, ci monto su (ding!), divarico le gambe e sistemo il cavallo dei jeans per aderire meglio al sellino (ding ding ding!), impugno il manubrio, tendo le mani e controllo lo stato delle unghie smaltate (stanotte ti scortico la schiena, ding!). Inforco gli occhialoni neri, che sono già in ritardo, e viaaa.

Raggiungere la pista ciclabile è sempre un’avventura, a quest’ora c’è un traffico impensabile. In mezzo alla strada non mi trovo granchè a mio agio, gli automobilisti mi odiano, lo so che mi odiano. Tzè, dovrebbero ringraziarmi, invece, io, io che vado in bici per non inquinare! Il fatto che non abbia una lira per comprarmi una macchina è un dettaglio che in ogni caso non vi dovrebbe interessare. Evito per un pelo un cumulo di schegge di vetro, e pulitele ‘ste strade, no?!

che se mi si buca la gomma son fottuta. Sudo già, che fatica che faccio oggi, ma non è che ho le ruote sgonfie? Controllo al volo, boh, no, mi sembrano belle tese (timido ding), meglio così, perché non ho con me la pompa (pompa? pompa?! ding ding DING!).

Ma pompa o non pompa noi arriveremo a Roma, lalallalalallala. Canto come una cornacchia impigliata in una rete, mentre imbocco la pista ciclabile (imbocco? c’è qualcosa di più bello dell’imboccare? o del farsi imboccare? chiaro che ding). Oh, oggi ho deciso che terrò una velocità da crociera, dato che proprio ieri sera mio fratello mi ha spiegato che andare forte sparati come razzi alla fine non brucia grassi bensì zuccheri, mentre un’andatura tranquilla e costante, oltre a non affaticare il cuore, permette di consumare molte più calorie.

Saranno già 10 secondi che non penso al sesso. Mi liscio una coscia, va mo’ là, senti com’è soda, a forza di pedalare! (beh, dai, ding).
Sorpasso una vecchia, mi sollevo sui pedali per acquistare velocità (niente, non c’è niente da fare, andar piano non ci riesco). Il culo comincia a indolenzirsi (come dopo tante tante sculacciate, un facile ding), il fiato si fa corto (dovrei fumare meno), mi risiedo e rallento. La vecchia mi raggiunge e mi supera con boria. Affahhhhngulo vah.

Okkei, okkei, niente panico! Dopo quella curva c’è una discesa, tutta da sfruttare. Mi lancioooooo, ah, paradisiaca sensazione di vento che penetra (ding?) sotto i vestiti, tra i capelli, sotto le ascelle, e mi stampa la maglietta addosso, passo di fronte a una vetrina, vah che tettona che sembro, così, in velocità, mi contemplo per un istante sulla vetrina riflettente e quasi mi schianto contro una signora che attraversa a piedi, coro d’invettive in dialetto, labbro arcigno, scuotimento di testa, scuotimento di balle. Via via viaaaa, questo mondo è ostile, io invece voglio solo te, da leccare, da toccare, da mangiare.

Sfreccio veloce di fronte al negozio di un panettiere, mi investe un profumo di pane appena sfornato che schianta il cuore, ho le gambe molli, mugolo, dioooo che fame, dioooo che buono il pane appena fatto, cosa faccio, mi fermo? mi fermo?? ma è tardi, non porto l’orologio ma so che è tardi, lo percepisco dalla posizione del sole, e dal muschio che cresce a nord degli alberi, più che altro dal fatto che c’è un enorme orologio digitale su via Massarenti che segna le 8.31. Com’è possibile? Sicuramente è settato male. Ecco, ecco, brava, pensa così, le solite puttanate rassicuranti, le tue solite scuse, ti conosco mascherina! (mascherina? party in mascherina? Fidelio-ding!).

Sterzo, freno, aspetto al semaforo rosso mentre mi visualizzo un’orgiona di supercazzoni in maschera nera che impalano ficone imbavagliate. Sulla pista ciclabile si è formata una colonnina indiana di biciclettari. Mi incanto a guardare il culo a mandolino della tipa davanti a me (lesboding?) che s’è alzata in piedi sui pedali per attraversare la strada ed è soda come una pesca noce. Ha un paio di quei pantaloncini short che vanno di moda adesso, bianchi, aderenti e così ben modellati sul culo da far invidia. Mi ci incollo, perché a me guardare le forme tonde piace sempre, meglio se tettone (auto-ding).

Culo-a-mandola mi traghetta fin quasi in centro, poi gira a sinistra, mentre io proseguo verso destra, svirgolando in velocità tra un autobus e una mamma con passeggino. Sfruuuusch.

E va bene, va bene, mi piace guardare i culi di quelli che pedalano!
Quelli che pedalano, quelle che pedalano, non faccio distinzione tra uomini e donne, sempre culo è: cosce e natiche, natiche e cosce, è un movimento così fluido, così ipnotico. Ahò. Mi piacciono anche i culi con la cellulite in rilievo, sono come quelle foto sgranate, quei vecchi emozionanti vinili. Culo, culo, culo, farsi il culo, fammi il culo, prenderlo in culo, mettimelo in culo (ding ding ding ancora ancora ancora ah sfondami, sfondami). Stanotte mi trasformo in un buco con la carne intorno (DONG).

Ma è tardi, è tardi, altro che farsi inculare stasera, qua il culo me lo fanno di prima mattina se anche oggi arrivo con mezz’ora di ritardo. E’ l’ultimo miglio, è la staccata finale, Pantani, re dei tossici, aiutami tu, proteggimi dall’alto e fammi beccare l’ultimo semaforo verde. Dai dai daiiii che ce la faccio, noooo, maledetto furgoncino della Cosepuri, dribblo, accelero, lo sorpasso a destra, il tipo alla guida mi fischia dietro, ammirazione per le mie tette ballonzoloni o un semplicissimo vai-a-cagare?

Non lo sapremo mai, di certo a destra non si dovrebbe superare, ma il cronometro è tiranno, e ogni tanto un po’ di cattiva creanza ci vuole. Accedo al cortiletto di Facoltà che sono ormai un lago di sudore, per laghi di altro tipo aspetto di raggiungere il bagno con il mio fido fumetto porno giapponese (manga ding). Okkei, okkei, scherzavo, sul fumetto porno scherzavo, ma per quanto riguarda il sudore credetemi sulla parola.

Chiudo la bici, entro, saluto, mi risistemo. Accendo il pc, mi verso un caffè, faccio due chiacchiere col mio collega. Accendo il condizionatore, lo imposto su Reykjavik, e, naturalmente, mi collego a isr. Lo faccio per staccare la mente 😉

Totale (al momento dell’arrivo, ore 8.43): ho pensato al sesso una ventina di volte, che sul mio suinometro personale è una buona media, ma si può ancora, nettamente, migliorare.

Ciaooooo!

(ding)

Kamicina


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