Gloria X

My name is Gloria.
I am a nineteen years old girl.
I live in Bergamo with my father. My mother died some years ago…

Ma che cazzo sto scrivendo? Che cazzo vado a raccontare di mia madre a quella stronza…
Quella stronza della Bertolini vuole solo il compito, questa cazzo di finta lettera in inglese…
Ma perché a scuola si perde tempo con tutte queste stronzate? Sì, l’inglese è importante, sono d’accordo. Ed è la materia in cui vado meglio. Ma quel poco che so l’ho imparato dalle canzoni, non certo dai libri.
Bisognerebbe studiare i testi delle canzoni. Ho visto qualche film in lingua originale, con il DVD: neanche nei film parlano come quell’imbecille della prof e quelle cazzo di cassette che ci fa ascoltare.
Cassette. Nel 2006.
Non dico altro… La sua mente è vecchia come i mezzi che utilizza.
Io non voglio ridurmi così. Se mi vedete spegnermi lentamente uccidetemi.

E va beh… con i miei pensieri se n’è andato un altro quarto d’ora di studio. Uno se n’era andato per rispondere agli SMS, un altro per collegarmi a MSN per la posta e i messaggi. E’ qui la mia vita, non a scuola. Da quando uso internet mi si è aperto un mondo, un mondo dove tutto è possibile, dove
le distanze non esistono.
Mio padre rompeva i coglioni ai suoi genitori per avere il motorino, strumento di libertà indispensabile per avere una vita sessuale. Io gli ho rotto i coglioni per il notebook. E lui è ancora convinto che io lo usi per studiare. E quante ore che ci studio!!! E’ la mia finestra sul mondo. Già perché altrimenti il mio mondo sarebbe stato questa prigione: scuola e bottega.

La bottega, per mio padre il luogo più bello del mondo: tradizione di famiglia e passione. La sua passione di parlare con i clienti, anzi di studiare i clienti, e parlarci solo come conferma alle sue teorie.
Io uso un altro temine “farsi i cazzi loro”. E devono essere cazzi interessanti, visto che qui girano solo puttane, puttanieri e amanti clandestini.
Mi rattrista solo il fatto che mio padre si sia rassegnato a questa vita.
Guardare vivere gli altri, chiuso nel proprio angolino. La morte di mamma l’ha segnato, come ha segnato me, ma è soprattutto una questione di carattere. Io non sono così. Io non voglio guardare vivere gli altri. Io voglio vivere. E vivere con l’acceleratore al massimo. Facendo tutte le cazzate possibili e senza avere il tempo di rifletterci. Rifletterò quando avrò la sua età. E allora vedremo chi aveva ragione tra noi due.
Vedremo se è più soddisfatto e in pace con sè stesso quello che ha vissuto e sbagliato o quello che per non sbagliare si è negato tutto.

Torniamo allo studio… oh un nuovo messaggio di posta!
E’ quello sfigato di Spank:
“non e’ facile farmi venire con una sculacciata… devi essere molto molto brava… sicuramente mi eccito… l’umiliazione aumenta di minuto in minuto… dal momento in cui mi sgridi… mi prendi per un braccio. mi poni lentamente sulle tue ginocchia… poi inizi a darmele.. prima sui pantaloni… poi li abbassi… arrivano i primi colpi sugli slip… sento più dolore… abbassi anche quelli… hai davanti il mio culetto… appena arrossato dai tuoi colpi… ti lasci andare e inizi a darmele di santa ragione… prima a destra poi a sinistra… poi centrali… finché tutto non diventa rosso… a quel punto viene la scelta degli strumenti… una paletta potrebbe essere perfetta… le gambe un poco larghe… potrei appoggiare il busto sopra un tavolo… colpisci sempre le natiche… da tutte le parti… finché il colore non ti soddisfa… a quel punto magari… cambiare strumento… l’importante e’ che tu sia severa… dopo di che beh… potremo spostarci… magari in un’altra stanza… magari hai una bella riga da
disegno…”

Una riga da disegno? Per farci che, per misurarti quei dieci centimetri di cazzetto che non usi nemmeno? Ma dove l’ho trovato io questo? Si, lo so dove l’ho trovato… ho lasciato contatti ed annunci ovunque, e adesso ricevo veramente di tutto. E gli do anche corda…
Do una possibilità a tutti… in fin dei conti è grazie a questi contatti che ho fatto le mie esperienze più importanti… sono loro che mi hanno insegnato tutto. Questo universo di pervertiti al confine tra l’essere normali ed essere maniaci.
Io sono normale, sfrutto internet solo per il mio interesse, non è una mania. Ma forse dicono tutti così, anche i più malati… Io in fondo ci sto poco, al massimo 5-6 ore al giorno tra pomeriggio e sera, tranne quando faccio nottata in chat.

Se solo mio padre sapesse quante persone ho incontrato grazie al computer…
gli uomini e le donne con cui ho fatto sesso in camere d’albergo, in motel, in auto, in club allucinanti, addirittura in un parco…
Tutte persone che hanno voluto conoscermi, che si sono date da fare per me, che sono venute a prendermi appena fuori dalla vista di papà.
Altro che motorino… qualcuno è venuto da Roma, da Torino, da Trieste…
Dal sud no, non sono razzista nè leghista ma a me i meridionali non mi attirano.

Cosa rispondo a Spank? “la riga da disegno ficcatela nel culo”? Capace che ci gode… no, meglio lasciarlo perdere… Non so che farmene di un pervertito così succube. Io ho bisogno di un uomo che mi metta sotto, anche se mi mostro forte e dominatrice. Ma con certa gente è sempre meglio
mostrarsi forti. Ogni volta che incontro uno sconosciuto è un rischio, è un brivido. Ma è vita. E’ adrenalina pura. E’ fuga da questo mondo di merda, fatto di piccole soddisfazioni borghesi e condito dal suono del registratore di cassa.
Perché devo studiare qui? perché devo passare tante ore nel retrobottega?
perché solo così mio padre può fare 12 ore di lavoro da solo, senza un dipendente. Quante volte mi avrà ripetuto il suo calcolo… soldi risparmiati ma per cosa? per il mio abito da sposa? mi viene il vomito…
Io sarò felice solo il giorno che qui un incendio si porterà via tutto…

Invece sono il suo unico aiuto. Gli controllo la bottega quando deve uscire, andare al bagno o parlare con un cliente.
Già, la sua mania di non farsi a cazzi suoi. Da quando ha conosciuto quell’Alessandro, poi, la cosa è peggiorata. Si appartano per decine di minuti, a fare discorsi che non devo sentire. perché io sono una “ragazzina” per loro. Non ho mai capito che lavoro fa quel tipo, forse rappresentante, è sempre vestito bene, gira a tutte le ore come se non avesse un cazzo da fare. E condivide la stessa mania di mio padre. Un giorno li ho sentiti che parlavano di “mettersi nella mente del soggetto e immaginare come avrebbe agito”. Mi sembravano la brutta copia di due investigatori… invece sono
solo due pervertiti, nè più nè meno di quelli che frequento io. Con la differenza che loro due non scopano, si rimpinzano di pippe mentali e forse non solo mentali.
Per fortuna che adesso Alessandro non c’è, ha detto che s’è sposato e starà facendo la classica “luna di miele”… contento lui… a me viene il vomito solo al pensiero… cosa c’è di più noioso di una vacanza in due? Dicevo che gli controllo la bottega. Proprio così. Io controllo, non gestisco la sua
bottega. Io non ho intenzione di sostituirlo. Lui lo sa, un po’ ci sta male, ma lo accetta e mi spinge a finire la scuola.

Finire la scuola… è proprio questa la questione… finirla, terminarla. Si suppone che gli studenti vadano a scuola per formarsi, o per imparare, o almeno per frequentare le lezioni. Io ci vado per finirla. Ho già perso due anni, e non è una cosa frequente, soprattutto per una ragazza. Dicono che
non sono stupida, ma che non mi applico. Che sono svogliata. Disinteressata.
Che i miei interessi sono altrove. Mio padre non capisce, per lui ci sono solo la scuola, le ore di studio in bottega e qualche uscita serale, ma niente di esagerato. E’ sicuro che non mi drogo, che non prendo niente. E infatti la droga non mi interessa, ma se sapesse quello che prendo quando
esco la sera! Certi pezzi da novanta…

La scuola. In realtà non è tutta da buttare via. Ci sono i compagni, le compagne. Mi diverto con loro. E loro si divertono con me. Sono dei ragazzini, mi vedono anni luce più avanti di loro. Per loro sono quasi una maestra di vita.
Posso convincerli a fare quello che voglio, si fidano di me e ammirano la mia spudoratezza. Nell’ultima gita scolastica, ad esempio, penso di aver iniziato al sesso almeno cinque maschietti. Due contemporaneamente. E’ un gioco, una commedia divertentissima da recitare. Vederli fare i galletti, gli uomini duri che si mettono in mostra facendo stronzate, fumando, allungando le mani e vantando esperienze inverosimili…
Mi fanno ridere ma io recito la mia parte, di quella che cade nella loro trappola. E quando siamo soli e iniziamo a limonare si accorgono che nella trappola ci sono caduti loro, e iniziano ad andare in crisi se non sanno più cosa fare.

Adoro i verginelli. Li prendo per mano e gli faccio scoprire cos’è una donna lentamente, senza esagerare, in modo che possano capire e gustare tutto, non come se fossero stati rapiti dagli alieni per una notte. La soddisfazione di averli educati è tale da compensare il fatto che quasi mai sanno farmi godere come gli altri uomini. Gli sguardi, i sospiri durante il loro primo pompino non li scorderanno mai, ma sono piacevoli anche per me. Le loro mani inesperte sul mio corpo, che percorrono tracciati così diversi da quelli degli uomini esperti e così delicate, mi danno dei brividi nuovi… Quando poi li imploro di mettermelo dentro (sempre per la commedia) non durano mai
molto, ma io sono felice lo stesso.
Mi accorgo che parlo come una donna navigata a soli 19 anni, ma in fin dei conti da quando ho scoperto il cazzo non ho saputo farne a meno per lungo tempo, e ad occhio e croce ho già fatto l’amore almeno 300 volte.

La scuola… i compagni… Marta.
Marta è una ragazza eccezionale. La classica brava ragazza, minuta, educata, silenziosa, riservata, bravissima a scuola. La figlia ideale che mio padre vorrebbe al mio posto. I professori me l’hanno scelta come compagna di banco, con l’idea che mitigasse il mio carattere (ma con il rischio che io
rovinassi il suo!).
All’inizio non c’era molto dialogo, eravamo troppo diverse, forse un po’ ci disprezzavamo reciprocamente. Un po’ alla volta invece la sua gentilezza, la sua dolcezza mi hanno affascinato e siamo entrate un po’ in confidenza. Lei mi passava i compiti per casa, le risposte alle domande, spunti per i temi.
io mi confidavo con lei sulle mie avventure. Per lei sono diventata un po’ come un telefilm, ogni puntata riuscivo a sorprenderla, lei così timida e così digiuna di questioni sessuali.

Vincendo la timidezza un giorno è riuscita a parlarmi delle sue paure e dei suoi desideri. Ero andata a dormire a casa sua (sul serio, mentre di solito lei era la mia scusa ufficiale per le notti fuori casa) e si è aperta, confessandomi che non era mai stata con un ragazzo e scoppiando a piangere.
La cosa mi ha stupito non poco, perché la sua situazione era più che comune tra le compagne. Quello che ho capito dopo, mentre le asciugavo le lacrime, è che lei non desiderava i ragazzi.
Lei desiderava me.
E per la prima volta mi sono trovata spiazzata, come una ragazzina al suo primo bacio (o pompino per essere un po’ più attuali). E l’ho lasciata fare, dicendole che le volevo bene veramente e che desideravo che lei fosse felice ed essere felice con lei (una palettata di miele…). E questa volta è stata lei a sorprendermi.

Senza dire una parola, ha vinto ogni mia resistenza usando la sua piccola lingua e il suo piccolo corpo come un serpente su di me. Mi sono sciolta con i suoi baci, mi hanno fatto impazzire i suoi piccoli seni nella mia bocca…
il suo corpo sottile che si strusciava sudi me, le sue gambe che si intrecciavano alle mie, il suo sesso umido che baciava il mio e poi scivolava sul mio corpo fino a lambirmi i seni e ad offrirsi alla mia bocca… il suo sapore… dolce e delicato come il suo carattere… Abbiamo fatto l’amore come non credevo mi sarebbe mai successo con una donna, e ho pianto.
Si, io ho pianto. Io, che non piango mai.

Marta è il mio “amore diverso”. Diverso non perché è una donna.
Quante donne ho leccato, toccato, masturbato nei miei incontri segreti?
Diverso perché è amore. Non può essere altro che amore con una creatura piccola e dolce come Marta. Chiamarlo sesso mi sembra un affronto.
Non siamo una coppia, non la saremo mai. Io continuo la mia vita folle, lei continua la sua vita seria ma quando ne sentiamo il bisogno sappiamo che ci siamo l’una per l’altra. Lei forse un giorno sposerà un bravo ragazzo, lo farà felice e riuscirà ad essere felice anche lei. E’ una brava ragazza fino in fondo, non è solo apparenza.

Ma adesso basta studiare! Sta lettera del cazzo la scriverò domani. Al limite telefono a Marta che me ne prepari una.
Devo prepararmi per uscire. Il tipo mi viene a prendere prima di cena.
Chissà che programmi ha. Ha voluto che fosse una sorpresa. Sarà dura…
ormai non mi stupisco più di nulla… Più credono di essere originali e più sono scontati. Anche perché credono di avere a che fare con una “ragazzina” alle prime armi. Poveri illusi… ma io recito la mia commedia, come il signore desidera.
Saluto mio padre di corsa con la solita scusa… esco con Marta.

La cena è stata favolosa… ristorante chic, musica di sottofondo, ottima scelta di cibi e di vino, ovviamente lasciata a lui, l’Uomo. Non ha smesso di parlare un minuto, ubriacandomi di complimenti e di racconti affascinanti. Se è vera la metà delle cose che racconta è un uomo veramente interessante.
E si è dimostrato interessante anche quando mi ha portato in questa camera, e ha voluto bendarmi. Gli ho chiesto se aveva intenzione anche di legarmi e le corde sono arrivate prima della sua risposta.
Poi è stato dolcissimo… sono state solo coccole e piccole torture che mi hanno fatto impazzire di desiderio prima e di piacere poi.

Sono in paradiso… solo due cose non riesco a capire… perché non mi ha ancora tolto la benda e che cosa sia stato questo rumore metallico, come l’apertura della lama di un rasoio…

Susanna X

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *