La mia prima sega

Era un piovoso pomeriggio di febbraio. Tornata a casa dopo la scuola, frequentavo allora la terza media, mangiai, feci i pochi compiti che mi erano stati assegnati e verso le 3 del pomeriggio uscii per andare come al solito a casa del mio amico Giovanni: un caro amico d’infanzia, un mio coetaneo, alto, magro e moro, con i capelli lisci, abbastanza carino ma soprattutto simpatico e divertente, con il quale passavo spesso i pomeriggi nei locali dello scantinato di casa sua, dove studiavamo e giocavamo. Ma quel giorno….

….quel giorno, mentre lo aiutavo con i suoi compiti, mi accorsi che Giovanni continuava a starmi addosso: appoggiava contro di me il suo fianco, mi metteva un braccio attorno alle spalle e…. e io ero un poco imbarazzata per quei suoi gesti così improvvisamente audaci.

Per nascondere il mio imbarazzo, mi misi a spiegargli lo svolgimento del compito, ma non fu così semplice: mi sentivo accaldata ed agitata, tanto che dovetti per forza alzarmi dal divano per tentare di allontanarmi un poco da lui e dai suoi sempre più insistenti sfioramenti.

Ci sedemmo al tavolo e Giovanni, recependo le mie indicazioni, cominciò a scrivere il suo compito, ma dopo qualche minuto lui avvicina un poco la sedia alla mia e facendo finta di trovare una posizione più comoda, allargò una gamba e mi toccò un ginocchio. Non sapevo se allontanarmi, ma il gioco mi piaceva, quindi rimasi lì e cercai di concentrarmi nelle spiegazioni che stavo dando a Giovanni.

La sua gamba intanto cominciava a strusciarsi sulla mia con fare sempre più disinibito, mentre ogni tanto i suoi fugaci sguardi cercavano il mio assenso. Gli lanciai un sorriso mentre lui concludeva il compito, quindi andai di nuovo a sedermi sul divano.

Lui mi raggiunse dopo aver sistemato la cartella e sorridendo maliziosamente, portò il suo braccio di nuovo sulle mie spalle. Io rimasi ferma e zitta: volevo lasciarlo fare, volevo capire fino a che punto voleva spingersi. Ci guardammo divertiti e ci scambiammo uno sorriso, e fu in quel momento che lui, con un movimento rapido, abbassò il suo viso sul mio, posandomi le sue labbra sulla bocca: ci baciammo malamente, mentre le sue mani scivolavano, prima sulle mie braccia e poi sotto il maglione, fino ad arrivare ai miei piccoli seni ed a sfiorare i rosei capezzoli inturgiditi per l’eccitazione.

Ero letteralmente scossa. Lui lo capì e ne approfittò: cominciò a carezzarmi le cosce tornite avvolte nei jeans e poi cercò di palparmi fra le gambe facendo scorrere la mano sino ad insinuarsi all’interno delle mie cosce, continuando a frugare. Poi si spinse fino alla cerniera dei pantaloni, cercando di aprire lo scrigno per toccarmi là sotto. Scostai la sua mano con un gesto repentino e poi ci staccammo da quel bacio ormai troppo prolungato.

Un attimo di pausa poi Giovanni tornò all’assalto. Non si accontentò di quello che aveva fatto fino ad ora: mi prese la mano la portò verso di sé, sulle sue cosce e poi sulla patta dei suoi pantaloni. Io esitai un po’, ma poi….

….poi la mia mano si mosse sulle sue cosce, dapprima con fare incerto, poi con sempre maggior consapevolezza! Parve gradire, perché allargò ancora meglio le sue cosce. In quel momento, non mi fregava più nulla del fatto che non avessi mai fatto nulla con lui e che per noi era la prima volta, eccitazione e curiosità si mescolavano nel mio animo ed allora cominciai a salire con la mano nell’interno coscia, fino all’inguine e posai la mano sul suo cazzo: lo trovai durissimo e lungo; solido.

Con gesti pacati aprii la cerniera e infilai la mano nei pantaloni. Ora il mio palmo era completamente adagiato sul suo pene, turgido e vibrante! Ed io potevo sentire la consistenza di quel cazzo invitante: un corpo sodo, massiccio ed una cappella ben delineata. Lo sfiorai e poi il mio tocco diventò più consistente, finché lo strinsi con vigore nel palmo, tanto che lui si lasciò sfuggire un piccolo sussulto!

Fu lui a spiegarmi cosa dovevo fare, così cominciai a muovere la pelle all’insù ed in giù, con lui che mi teneva il polso per dettarmi il ritmo. Le sue cosce si tesero, il suo respiro si fece pesante, lo guardai quasi per chiedere se continuare; mi disse di non fermarmi ed allora proseguii. Il pene si indurì, ebbe un fremito e poi sentii che il caldo sperma fuoriusciva: inondandomi la mano e appiccicandosi fra le mie dita.

Restammo fermi per un po’ e poi ci ricomponemmo, perché sua mamma sarebbe potuta scendere, perché per me era giunta ormai l’ora di ritornare a casa. Quando salimmo dalla cantina ci salutammo con un bacio… non era mai successo prima…..

Io e Giovanni continuammo a vederci nei pomeriggi dopo la scuola. Le cose però erano diverse ora; non più semplici amici d’infanzia, ma una coppia di giovani amanti in cerca di reciproche soddisfazioni……

Patsy

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