Serata galeotta in discoteca

Quella notte scoprii la mia bisessualità e fu memorabile. Avevo vent’anni, tanta voglia di vivere ed un’estate davanti; con due amiche, un’ex compagna di scuola ed una ragazza che conoscevo pure da molto, decidemmo di andare in una discoteca di un paesino della Bassa Friulana, così per svago e forse chissà per rimorchio selvaggio.

A dire il vero quella sera non mi sentivo particolarmente ispirata, però accettai di buon grado, volevo togliermi dall’impaccio dei miei genitori e dovevo anche un po’ svagarmi, così ci demmo appuntamento in piazza per le otto e trenta di sera.

Fui puntuale e aspettai Roberta, l’amica, solitamente in ritardo; poco dopo apparve Paola, la compagna di scuola, e aspettammo in due almeno un quarto d’ora oltre l’orario dell’appuntamento, così ridemmo della cosa e iniziammo a parlare tra di noi.

Paola come me non aveva abiti particolari per quella serata, solo mi colpì il suo seno, una quinta misura abbondante appena nascosta da una canottierina a spalline larghe con un generoso scollo “sblusato”, celeste, dei jeans strappati alle ginocchia e, come notai dopo, anche sotto le “guance” del suo sedere.

Io indossavo un semplice miniabito nero, molto scollato dietro, senza maniche e senza reggiseno, e portavo scarpe con un discreto tacco.
Finalmente vedemmo la Clio bianca di Roberta che, al solito, ci apostrofò dicendoci di sbrigarci o avremmo fatto tardi.

Salimmo e partimmo per la discoteca, arrivammo alle nove e mezza circa, non c’era ancora il pienone e quindi una volta dentro ci accomodammo al bar per la prima consumazione, la musica era già alta ma i “mosconi” già ronzavano attorno ai nostri corpi; io guardai la sala con il bicchiere di coca cola in mano e quindi decisi di andare a ballare, non avevo voglia di sentire gli apprezzamenti idioti dei clienti della zona bar. Paola e Roberta mi seguirono poco dopo.

Ballammo sole per un po’, poi io notai una specie di cubo e ci salii, iniziai a ballare lì incitata dalle amiche; ridevamo tra noi sembravamo ubriache, in realtà ci stavamo divertendo.
Cercavamo di ballare in due su quello striminzito cubo, ma spesso una cadeva liberando il posto ad un’altra che ovviamente cadeva poco dopo.

Ad un certo punto caddi pure io e rimasi a ballare giù, guardando le mie amiche che si dimenavano su quel cubo, Roberta era non solo la più carina, ma anche quella con gli abiti più succinti, riuscivo a vedere che indossava un perizoma sotto una minigonna nera con volants di pizzo, ora devo ammettere che la vista non era male, quella sera non diedi alla cosa tutto il peso che poi scoprii aveva avuto su di me.

Quando anche Roberta cadde dal cubo, le confessai che stavo andando in bagno, così le due “sceme” mi seguirono fin lì. Feci pipì e uscii per lavarmi le mani e rifarmi un po’ il trucco, le vidi che in un angolo ridevano come matte, pensai che si fossero fatte di qualche cosa, non avevano fatto pipì, mi avevano seguita e basta.

Andammo al bar e prendemmo una seconda ordinazione, il barista ci disse che ci aveva viste ballare e che offriva a tutte e tre qualcosa di buono, a me offrì un manhattan che mi sbronzò in un colpo.
Tornammo al cubo, non senza difficoltà dato che oramai la discoteca era piena zeppa, ballammo come prima ma cadendo più spesso, ridemmo di più, ma andammo avanti ancora fino alle due di notte.

Fu allora che mi accorsi che Roberta non portava più il perizoma, glielo dissi:

“ma sei scema?”

lei per risposta si fece una pazza risata e mi diede una pacca sul culo che mi fece cadere giù tra le braccia di Paola che rideva come una pazza.
Ballammo tra noi e ridemmo come pazze, ma alle due ce ne andammo, quella serata da sceme volgeva al termine, niente rimorchio, niente sesso, solo risate tra amiche, salimmo sulla Clio e partimmo.

Poco dopo essere partite io me ne stavo in un piacevole dormiveglia, seduta accanto alla guidatrice con la testa abbandonata sul poggiatesta.
Dietro Paola era distesa sull’ampio divanetto posteriore, venne dietro di me e iniziò a passarmi un dito leggero sul collo fino a dietro l’orecchio, io mi gustavo quel dito, l’alcol e la stanchezza facevano sì che non reagissi ma anzi mi rilassavo sempre più, senza minimamente badare alla proprietaria di quel dito birichino.

Presto però al dito si sostituì la punta di una lingua birichina, io per un po’ non capii la differenza, presa com’ero dal corso di voluttuosi pensieri, canticchiavo al ritmo della radio, la lingua si fece più audace e scoprii che una mano, passando dall’altra parte del sedile, mi accarezzava il dorso, fino allo scollo sotto il braccio.

Un’azione indegna da traditrice, io sono molto vulnerabile in quei punti.
Mi girai stupita, ma non convinta del tutto del mio stupore, mi stavo letteralmente sciogliendo e non sapevo che fare, avevo voglia di starci e volevo farla smettere, sapevo dai tempi di scuola che a Paola piacevano le ragazze, ma con me non ci aveva mai provato e ora, lo stava facendo, vidi Roberta che guidava, forse non si era ancora accorta di nulla, ricordo solo che pensai che forse non indossava gli slip.

Mi girai verso Paola e tutto ciò che riuscii a fare fu di sorriderle e farle no col dito, poi mi rimisi nella identica posa di prima, inutile dire che Paola continuò come prima.
Mi stavo godendo la situazione, guardai le gambe di Roberta che muovevano i pedali dell’auto e nel farlo girai la testa verso il centro dell’auto e fu in quel momento e in quel luogo che ricevetti il mio primo bacio da una donna.

Un lungo bacio a labbra appoggiate, niente lingua in bocca, niente di niente ma sensuale, forse la colpa era del sonno e dell’alcol ma resistetti un bel po’ prima di staccarmi e di gridare senza troppa convinzione:

“ma Paola!”.

Lei rise, Roberta si girò un attimo e ci chiese cosa stessimo combinando lì accanto, Paola rise più forte e disse che stava pomiciando con me e che io ci stavo, Roberta rise, mi guardo sorniona e tornò a guidare, ma disse anche rivolta a Paola:

“se vuoi mi fermo qui, così vi divertite un po’, siamo quasi arrivate e non vorrei che sotto casa vi interrompeste”.

Puttana, pensai, è tutto combinato.
E invece no, Paola mi confessò tempo dopo che di combinato non c’era nulla, ma che anzi si stupì di me e di Roberta quella sera.
Ma intanto il dolce pomiciare era ripreso, Paola ora più intraprendente mi leccava dietro l’orecchio e mi stuzzicava con l’altra mano l’ascella, io portai le braccia dietro al collo e lei capì che quel gesto voleva dire solo “avanti continua non vedi che mi sto rilassando?”

Passò la lingua dall’orecchio alla mia guancia, fino all’angolo della bocca, io mi girai e mi trovai a baciarle la lingua, non so cosa mi prese era la prima volta, ma non mi ritrassi ero rilassata e pensai che quella sera potevano fare ciò che volevano di me io ci stavo.

Roberta fermò l’auto poco prima di Udine su un viottolo accanto alla statale e abbassò il mio sedile, lei si girò verso di me e io vidi la sua peluria nera, non aveva le mutandine come prima sul cubo, il pelo era imperlato e lucido, capii perché muoveva tanto le gambe durante la guida, era eccitata e si stava masturbando con quel movimento.

Paola pose le mani sui miei seni e li accarezzò fino alla base, poi cercò il contatto con la mia pelle all’altezza delle ascelle e insinuò le dita sotto l’orlo del vestito. Ora aveva i miei seni tra le mani, sentivo il calore della suo tocco che mi faceva accapponare la pelle.
Le nostre lingue si incontrarono, chiusi gli occhi, l’ultima cosa che vidi fu Roberta che a gambe larghe si masturbava guardandoci vogliosa, io conservai quella vista mentre baciavo Paola.

Mi ripresi un attimo, giusto per sollevare un poco il sedere e sfilarmi le mutandine, volevo toccarmi anche io, se quello doveva essere il fine serata, volevo approfittarne.
Paola vide il gesto, e si allungò su di me, mi sollevò l’orlo del vestito e mi leccò il clitoride sotto il pelo biondo, oramai abbondantemente fradicio di me.
Io avevo la sua pancia sulla mia faccia, presi a baciarle e leccarle l’ombelico, mugolava di piacere, come pure Roberta, io le misi le mani sul culo e mi intrufolai dagli strappi che aveva nei jeans, nemmeno lei portava mutande, solo io le avevo, incredibile.

Ero arrapatissima, non avevo mai fatto in vita mia una cosa simile, non l’avevo nemmeno mai sognato, la testa mi girava ed ero senza pensieri, toccavo il culo di Paola e leccavo il suo ombelico, godevo della leccata impetuosa che stavo subendo, raggiunsi un orgasmo esplosivo.

Anche Roberta venne di botto, poi ridemmo come pazze, ci rimettemmo in marcia e tornammo a casa, ricordo che i miei slip mi vennero ridati da Roberta dopo una settimana, una settimana per me intensa e piena di pensieri, una settimana di introspezione, una settimana che ha cambiato profondamente la mia vita.

Lucrezia

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