Il mio primo pompino

Nel febbraio del ’82, quando avevo da poco compiuto i tredici anni e frequentavo la terza media, feci la mia prima sega al mio amico e coetaneo Giovanni, nella cantina di casa sua dove ci incontravamo quasi tutti i giorni per fare i compiti e giocare. Ma dal giorno in cui avemmo il nostro primo rapporto, quella sega appunto, le cose cambiarono: ci incontravamo ancora a casa sua, ma studio e gioco ormai non ci interessavano più; ciò che ci interessava era fare nuove scoperte sessuali, nuovi rapporti fra noi per meglio scoprirci e divertirci.

Limonate, palpatine, seghe, ormai era un continuo toccarsi e strofinarsi, e in quel pomeriggio di marzo feci a Giovanni anche il mio primo pompino…

Come ogni giorno ero andata a casa di Giovanni; sua mamma era uscita per delle commissioni e noi ne approfittammo subito per scendere in cantina ed iniziare i nostri giochetti. Entrammo nel locale adibito a stireria, dove oltre alla caldaia trovavano posto un tavolo ed un vecchio divano; io mi sedetti lì, mentre Giovanni in piedi davanti a me, cominciò a spogliarsi.

Rimasto ben presto tutto nudo, si appoggiò con la schiena alla caldaia e cominciò ad accarezzarsi, prima il petto, poi il ventre piatto ed infine la mano scivolò sul pene. Lo accarezzò e poi cominciò a muovere l’asta su e giù, scoprì il glande e gli sputò sopra, per far meglio scivolare la pelle. Il pene s’indurì a vista d’occhio mentre lui continuava a masturbarsi con grande lentezza. Era girato frontalmente verso di me e la vista del suo pene mi dava grande emozione, mi eccitava…

Io rimasi ancora per qualche secondo immobile sul divano, poi mi spostai e, rimanendo seduta, mi spinsi un poco avanti verso di lui, che subito mollò il suo pene eretto e lo espose di fronte al mio sguardo eccitato. Era grosso e lungo, diritto senza nemmeno una minima curvatura, e rigido, durissimo. Rimasi per qualche attimo ad ammirarlo: mi piaceva da impazzire.

Mi alzai. Indossavo i jeans e un maglioncino. Senza dire nulla lentamente mi sfilai i pantaloni, scoprendo gli slip bianchi che portavo, poi presi coraggio e tolsi anche quelli. Per Giovanni era l’estasi, mai prima d’ora mi ero spogliata così; lui mi guardava quasi sbavando ma non osava aprir bocca; taceva ed ammirava la mia rada peluria bionda che da poco ricopriva il mio pube.

Dopo essermi sfilata anche il maglioncino, rimasi con addosso solo la maglietta e mi sedetti di nuovo sul divano; Giovanni si avvicinò e si sedette accanto a me. Ci baciammo, lasciando che le nostre lingue si intrecciassero nelle nostre bocche. Giovanni cominciò ad accarezzarmi i piccoli seni: sentivo i capezzoli indurirsi mentre lui mi sollevava la t-shirt ed intanto mi accompagnava nell’abbraccio fino a che non mi ritrovai completamente stesa sul divano.

Giovanni mi baciò e mi stuzzicò i capezzoli con la lingua ed io cominciai ad ansimare, poi allungò la mano tra le mie gambe, ma a quel contatto io opposi resistenza. Lui mi baciava, mi stringeva, cercava con qualche sorriso di convincermi a…. ma io resistetti, lo invitai a staccarsi da me e gli chiesi di sedersi. Lui si appoggiò allo schienale del divano e chiuse gli occhi.

La mia mano scese sull’asta e cominciai a muoverla, lentamente e stringendola per bene. Non so perché ma sentii l’istinto di provare a baciare e leccare quel bel coso: mi piaceva guardarlo, stringerlo, così, dopo un attimo di indecisione, mi chinai e lo baciai.

“Devi metterlo dentro alla tua bocca più in fondo possibile, come quando succhi un ghiacciolo”

mi disse lui con un filo di voce. E io obbedii, mi chinai ancora di più su quel membro eretto e spinsi il glande dentro la bocca…
Seguii le indicazioni di Giovanni e, dopo qualche sfregata con i denti che lo fecero sussultare, cominciai ad usare correttamente labbra e lingua.

Dal suo ansimare sentivo che ormai era vicino all’orgasmo; lui mi avvertì che stava per venire, ma io rimasi lì per sentire il primo getto mi si spandeva in bocca. Poi mi spostai all’indietro e il secondo getto mi schizzò sul volto, poi un terzo mi cadde tra i seni.

Esausto Giovanni si sdraiò, io avevo la bocca piena di sperma, ero incerta sul da farsi. Alla fine decisi di ingoiarlo e mi accorsi che mi piaceva, denso e dolciastro, da soddisfare il mio palato…

Era ormai parecchio tempo che stavamo lì, col rischio che la madre di Giovanni tornasse. Ci rivestimmo e ci scambiammo un ultimo tenero bacio. Come previsto la mamma di lui non tardò ad arrivare e dopo qualche minuto io me ne andai.

“Abbiamo già finito i compiti, signora.”

Le dissi, mentre salivo in bicicletta. Lei sorrise e mi salutò, e mi invitò a tornare anche l’indomani se avessi voluto…
come non volerlo????

Patsy

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