La gelosia e la passione


…Alla fine entrò dentro di me con grande passione e facemmo l’amore come non l’avevamo mai fatto.



Le nostre fantasie più nascoste rimangono tali finché non incontri l’anima gemella che le condivide e ti aiuta a realizzarle, facendo il grande salto tra fantasia e realtà.

Come dicevo, io ho avuto un fidanzato all’apparenza garbato e di cultura raffinata, ma che aveva un lato insospettabile, molto perverso e cerebrale. Lo stesso del racconto “Complicità“, con lui si era creato un rapporto di massima fiducia e sincerità. Talvolta gli raccontavo di come gli uomini ci provavano con me e lui presto mi confidò che lo ingelosiva ma al tempo stesso lo eccitava il pensiero di vedermi desiderata e persino abbandonata tra le braccia di un altro uomo. Mi disse che aveva scoperto questa cosa tempo addietro, ma in passato, con le sue ex, si era limitato alla semplice fantasia.

Un’amica psicologa mi spiegò più avanti che la cosa è alquanto diffusa, poiché risveglia quell’istinto di competizione innato nel maschio, e quel desiderio atavico di “riconquista del territorio” (in questo caso la femmina).
È un sentimento contrastante, difficile da gestire, per questo di solito nelle coppie prevale la gelosia, e questo impulso viene raramente utilizzato come afrodisiaco, si ferma per lo più alla pura immaginazione.

Quindi io, un po’ per assecondare la fantasia del mio fidanzato, un po’ perché in effetti la cosa mi intrigava, decisi di inoltrarmi in questo “campo minato”. C’era un ragazzo che dava lezioni di tango, che io trovavo affascinante e che da tempo mi faceva le sue avances. Decidemmo di comune accordo che da quel momento gli avrei “dato spago”, ed eravamo intesi col mio fidanzato che lo avrei chiamato alla fine di ogni mia telefonata o incontro col ballerino, per raccontargli per filo e per segno cosa avevamo detto e fatto (un po’ come mi sarei confidata con un’amica del cuore).

Il patto doveva essere ferreo e inviolabile, perché non venisse mai a cadere quel clima di complicità, fiducia e rispetto che ci univa e che rendeva il nostro rapporto privilegiato e prioritario rispetto a qualunque altro.

Puntualmente dunque lo richiamai dopo la prima sera in cui accettai di uscire col maestro di tango e, benché fosse piena notte, gli raccontai nei dettagli cosa era successo, di quando e quanto ci eravamo baciati, di come lui mi aveva accarezzato il seno con dolcezza e mi aveva detto quanto fosse liscia la mia pelle, e che poi mi aveva proposto di salire in casa, ma che io avevo rifiutato. Mi pareva ancora prematuro, neanche sapevo che effetto avrebbe fatto questa prima trasgressione alla nostra coppia.

Il mio fidanzato mi confessò che il racconto lo turbava ed eccitava al tempo stesso, era un misto di gelosia e desiderio, lo stesso che aveva già provato, quando gli raccontavo di approcci avuti con altri uomini, nel periodo in cui ancora non stavamo insieme, ma questa volta l’emozione per lui era più intensa. Nei giorni successivi con lui a letto furono fuoco e fiamme.

Passò una settimana e arrivò il momento in cui avrei dovuto rivedere il maestro di tango. L’incontro sarebbe avvenuto in un locale della città (lo stesso dove ci eravamo conosciuti), poi saremmo usciti assieme a fine serata, e poi chissà…

Quella stessa sera, prima dell’incontro, uscimmo col mio fidanzato e andammo al cinema. Durante il film lui mi baciò e mi accarezzò, fino a toccarmi e provocarmi per eccitarmi al massimo. Alla fine del film eravamo tutti e due confusi, non sapevamo cosa aspettarci dalla serata e io non ero più così convinta di incontrare il maestro di tango, avrei voluto restare col mio fidanzato per finire in bellezza quello che avevamo iniziato…

Non ci volevo andare anche perché ero un po’ stanca (era passata la mezzanotte), e così, accompagnandomi a casa, lui decise comunque di passare davanti al locale in cui si ballava il tango. Alla vista del locale, qualcosa dentro me si mise in moto, ci ripensai e decisi di andare a prendere la mia macchina e tornare a farmi un giro da quelle parti. La cosa lì per lì non dispiacque al mio fidanzato, che tornò a casa sua, apparentemente tranquillo.

L’accordo era che lo avrei chiamato non appena fossi rientrata a casa, qualunque ora fosse…

Arrivai al locale, vidi il maestro e ci fu un cenno di intesa, aspettai che finisse la lezione. Usciti dal locale, verso le 3, andammo a casa sua, ci baciammo per un po’ e poi io andai in bagno per spogliarmi, lui mi diede una sua T-shirt per la notte. Esitai a uscire dal bagno, mi guardavo allo specchio, era la seconda volta che lo incontravo e mi piaceva, ma non avevo mai bruciato così in fretta le tappe con un uomo! Ero tesa, indecisa, non sapevo più se stavo facendo tutto quello per mio puro piacere, o solo per assecondare i desideri perversi del mio fidanzato.

Alla fine mi decisi e uscii dal bagno, con indosso solo la T-shirt e mi confortò vedere che anche il maestrino di tango pareva piuttosto agitato. Il letto era da una piazza e mezza, già disfatto (o forse mai rifatto?). Appena arrivata a letto lui mi baciò, poi scese dal collo al petto, si soffermò sui seni e sui capezzoli, e poi giù, giù… mise la sua testa tra le mie gambe, e mi baciò a lungo lì; mi bagnai molto.
Alla fine si coricò sulle spalle e mi tirò su di se, io mi misi a cavalcioni su di lui e sentii mentre mi penetrava lentamente, il mio sesso grondava di saliva e umori…

Aveva un modo irregolare di muoversi, che non mi piaceva molto, accelerava poi di colpo si fermava. Io mi muovevo e partecipavo attivamente, ma il suo “coso”, che doveva essere piuttosto lungo, andava spesso a puntare dentro di me in modo doloroso… Dopo un po’ lui cambiò posizione cercò di penetrarmi dietro, ebbi un attimo di fastidio, lui ci riprovò e io gli dissi che non volevo (le poche volte che ci avevo provato non mi era piaciuto granché, e non era certo quello il momento di aprirmi a nuovi esperimenti…).

Lui allora riprese normalmente, cambiando spesso posizione. L’imbarazzo era ancora alto, io ansimavo piano, e lui stava quasi muto. Poi avvenne una cosa strana: io a un certo punto nella penombra gli sorrisi, e lui in modo inatteso si arrabbiò, perché pensava lo prendessi in giro!

Ma presto il malumore rientrò e nostri corpi si riavvinghiarono, certo sempre con l’accortezza e l’imbarazzo di chi si conosce poco. L’amplesso continuò per circa due ore, finì dopo le 5, quando entrambi stanchi, senza ancora aver raggiunto l’orgasmo, ci fermammo e ci addormentammo esausti. Prima di prender sonno ebbi un pensiero per il mio fidanzato: mi domandai cosa stesse facendo in quel momento, dormiva tranquillo? Era in ansia? Avrei voluto chiamarlo, ma non potevo certo fargli una telefonata, lì in quel momento…

La mattina, verso le 9, nel dormiveglia l’attività amorosa col mio partner occasionale riprese con frequenti pause e cambi di posizione. Durante una delle pause io gli accarezzai la schiena da dietro e poi il petto e la pancia, alla fine allungai il braccio fino a prenderglielo in mano, e presi ad accarezzarglielo delicatamente. Lui si girò supino e io mi chinai, usando la sua pancia come cuscino, per osservare meglio quell’oggetto ancora estraneo, alla luce del mattino: fino a quel momento lo avevo soltanto sentito dentro di me, e lo avevo appena sfiorato un paio di volte, perché non “sbagliasse strada” nella notte… Lo osservai bene: era molto lungo ma piuttosto stretto…

A quel punto lo presi delicatamente in bocca e cominciai a succhiarlo, mugolando di piacere. Lui diede chiari segni di gradire quell’inattesa iniziativa… e cominciò anche lui a mugolare e ansimare come non aveva mai fatto fino a quel momento! Mi prese, mi rigirò e cominciò a scoparmi con rinnovato vigore, e anch’io ansimai più forte, come non avevo ancora fatto. Lui a quel punto mi tappò la bocca con la mano (perché viveva con sua sorella e non voleva svegliarla). Quando tolse la mano, gli chiesi di rimettermela sulla bocca perché mi piaceva…

Alla fine, al culmine del godimento, mi chiese il permesso di venirmi sul collo, io annuii e lui mi inondò collo e tette, poi con cura mi spalmò il suo sperma dappertutto, dal mento al petto…
A quel punto ci fermammo, nuovamente esausti, parlammo un po’, finché non ci riaddormentammo.

Quando ci risvegliammo era ormai quasi l’una e io cominciai a sentire un po’ di senso di colpa nei confronti del mio fidanzato, così mi rivestii di fretta per andarmene. Il maestro di tango per salutarmi mi baciò a lungo, ma con quel bacio si eccitò ancora, così mi stese sul letto e riprese a spogliarmi freneticamente; proprio in quel momento squillò il telefono e la sorella dall’altra stanza lo chiamò per rispondere. Anch’io avrei voluto fare la mia telefonata, ma aspettai.

Alla fine lui tornò, e in modo più disinvolto, quasi brusco, mi presentò il suo arnese davanti alla faccia, perché glielo prendessi in bocca. Io lo succhiai avidamente mentre lui spingeva fin quasi a soffocarmi, poi volle che lo leccassi un po’ dappertutto lì sotto… e io lo baciai e lo leccai con cura, usando le tecniche più raffinate che conoscevo, spingendo con la lingua sotto il prepuzio, nel punto più sensibile. Di tanto in tanto però facevo crescere la tensione, fermandomi a parlare e scherzare con lui…

Infiammato di desiderio da questa cura, lui riprese a scoparmi eccitatissimo e si fermava spesso perché era al limite dell’orgasmo, mi disse che faticava a trattenersi, in barba ad ogni precauzione gli dissi che poteva venirmi dentro senza paura, perché prendevo la pillola. Lui si convinse, si abbandonò ad un orgasmo intenso e liberatorio, sentivo i suoi fiotti caldi che mi riempivano, la cosa mi fece godere molto…

Restai un po’ lì abbandonata, ma poi tornai in me, mi rivestii e uscii da quella casa, così potei finalmente chiamare il mio fidanzato. Era un freddo sabato di dicembre ed erano ormai quasi le 3 e mezza del pomeriggio! Trovai che il mio lui era andato a casa di una amica per aiutarla a risolvere un problema col computer, era agitatissimo e disse che io avevo una voce “ombrosa ed esausta” non faticavo a credergli.

Mi raccontò che dopo le 3 di notte era stato preso da agitazione ed era riuscito a dormire non più di un paio d’ore. Appena sveglio, verso le 7 era andato a vedere se c’erano miei messaggi in segreteria, ma niente… Era poi andato a prendere un amico all’aeroporto verso mezzogiorno, e con lui era andato a mangiare una pizza, l’agitazione era diventata ansia, e mentre a tavola l’amico parlava, lui non seguiva più i discorsi, guardava in continuazione l’orologio e il telefonino che non squillava !
Disse che stava malissimo !!!

Si precipitò a casa mia, disse che aveva le palpitazioni e che la strada per arrivare da me gli sembrava non finisse mai. Come entrò in casa mi abbracciò fortissimo, io mi ero lavata sommariamente, non avevo avuto né il tempo né la forza di fare un bel bagno rigeneratore, e lui disse che su di me sentiva ancora l’odore dell’altro…

La cosa lo eccitò in modo quasi animale, io ero esausta, esitai a baciarlo, provavo una specie di disorientamento, quasi di repulsione verso il mio fidanzato (fino a pochi minuti prima avevo in bocca il pene di un altro uomo), ma poi lo baciai e lo toccai sui pantaloni… ce l’aveva durissimo! Disse che sentiva delle vampate di caldo al collo…

Io non mangiavo dal giorno prima, ero affamata, ma anche esausta e avrei voluto dormire; gli chiesi gentilmente di lasciarmi riposare a letto fino almeno ad ora di cena. Il mio fidanzato accettò, ma si spogliò e si sdraiò accanto a me, e mi chiese di raccontargli tutto, per filo e per segno. Non ne avevo la forza, ma glielo dovevo, era nei patti, e poi mi faceva tenerezza perché lo vedevo in preda a un’ansia indicibile, così cominciai.

Mentre gli raccontavo i dettagli più scabrosi, lui era come impazzito in un turbinio di passioni, tra gelosia ed eccitazione, mi voleva possedere per quell’istinto animale di cui parlavamo prima, che impone all’uomo di rimarcare il suo territorio! Ma non gli bastava: voleva che oltre a raccontargli i fatti, ripetessi con lui tutte le evoluzioni erotiche che avevo messo in pratica col mio amante di una notte.

Io era esausta e quasi nauseata per il troppo sesso delle ultime ore, ma la cosa non lo fermò, anzi lo eccitò ancor di più! Io avvertivo questa smania, e devo dire che un po’ mi contagiava, se avessi avuto la forza avrei partecipato meglio.

Gli raccontai che che non avevo avuto orgasmi quella notte, perché ho bisogno di molta calma per raggiungerlo, ed ero troppo agitata per la situazione anomala, e poi gli dissi che mi era piaciuto meno di quanto sperassi, perché il ballerino si era rivelato più rude e indelicato rispetto alla prima volta, quando lo avevo incontrato in macchina e ci eravamo baciati.

Il mio fidanzato, sentendo quei racconti e avvertendo l’odore del rivale sulla mia pelle si era eccitato all’inverosimile. Volle che glielo prendessi in mano, e poi in bocca, e poi che lo stringessi tra le tette, mi accarezzava e si strofinava a me con smania in tutto il corpo. Sembrava non gli bastasse più averne uno solo, avrebbe voluto penetrarmi da più parti contemporaneamente…

Alla fine mi entrò dentro con grande passione e facemmo l’amore come non l’avevamo mai fatto. Io, devo dire, ero piuttosto fiacca, inerte e passiva, ma ero molto bagnata e non potevo fare a meno di ansimare di piacere.

Lui era così eccitato che venne tre volte nel giro di un paio d’ore e ogni volta mi inondò di sperma (accumulato forse assieme all’ansia, nelle interminabili ore di attesa). La prima volta venne dentro di me, la seconda sul collo e le tette (forse proprio per rimarcare e coprire l’odore del rivale), e la terza, quando ormai semisvenuta mi ero rannicchiata, implorando pietà perché non ne potevo più, lui ebbe ancora un orgasmo masturbandosi sulla mia schiena…

Ero sfinita, ma quella passione quel desiderio irrefrenabile del mio partner mi eveva eccitata moltissimo e, anche se in quel momento non avevo la forza di apprezzarlo fino in fondo, ci ripensai e ci fantasticai sopra ancora spesso, nei mesi a venire.

Valentina

Le storie continuano con:
Amore in Numero Dispari


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