Al Nuovo Centro Commerciale


Ci baciavamo e la toccavo, le avevo slacciato i jeans ma erano strettissimi…



Mi chiamo Lucrezia e ciò che vi voglio raccontare è la coinvolgente storia scaturita dalla chiacchierata via chat con un’amica. Io abito in Friuli.
Sono una ragazza normale all’apparenza, carina non dico di no, ventisei anni ben portati, bionda, bisessuale e soprattutto con una mente portata all’immaginazione e una deliziosa propensione all’autoerotismo.

Così ieri stavo parlando con l’amica tatinasexylsb via chat che era appena tornata dalle vacanze, mi raccontava delle sue scorribande notturne e più parlava e più mi eccitavo.
Purtroppo non potevo soddisfare la mia eccitazione dato che ero in un internet point, a casa l’adsl non funzionava e visto che dovevo leggere della posta importante ero andata in quel locale, poi si sa com’è, una lettera aperta, una richiesta per chattare e via.

Così mi eccitavo sempre più, sentivo il mio afrore salire su, la giornata era abbastanza calda e il sudore aumentava e non solo il sudore mi imperlava l’interno cosce.
Indossavo una minigonna di cotone abbastanza leggero e avevo paura di sporcarla con i miei umori, eppure non riuscivo a smettere di chattare ed eccitarmi, i miei capezzoli rivelavano già il mio stato e come se non bastasse, ero diventata rossa in viso come sempre mi capita in queste occasioni, le labbra si erano dischiuse e avevo la bocca asciutta, la respirazione stava inevitabilmente salendo di tono facendo sentire l’ansimare leggero.

Così spaventata dalle conseguenze sui clienti del centro sono uscita, scappata da lì e con l’auto mi sono precipitata a casa mia.
Entrata in casa, mi sono appoggiata ad un muro dell’ingresso e ho iniziato a toccarmi, sentivo il clitoride sotto il palmo della mano, dischiusi le grandi labbra e poi iniziai a bagnarmi con i miei succhi le dita, quindi chiusi gli occhi e in un solo affondo me ne infilai dentro due inspirando l’aria di goduria.
Mentre ero persa nel primo orgasmo, realizzai che potevo fare di più, potevo andare a visitare il nuovo centro commerciale aperto proprio quel giorno a meno di un chilometro da casa.

Mi scossi dal torpore, mi tolsi il perizoma, mi lavai bene, cambiai la camicetta celeste con una canottiera bianca di cotone, tolsi il reggiseno, indossai un’altra minigonna, di cotone anche questa, leggera e svolazzante, dei sandali bianchi con tacco da 7 centimetri, presi la borsetta e andai in garage a prendere la bicicletta.

Pedalai fino al centro commerciale senza pensare, con la mente che vagava a ruota libera, sentivo la sella della bici che premeva sul culo e sulla figa, mi bagnavo ero conscia che potevo sporcarmi la gonna, così mi tirai su sulla sella e feci in modo di risedermi con la gonna che svolazzava e non più poggiata sotto di me, ora sentivo il sellino sulla pelle nuda ed ero in uno stato di eccitazione incredibile.

Arrivai con la testa fra le nuvole, scesi dalla bici e la legai ad un palo, entrai e mi immersi tra la folla come ubriaca e inebetita.
Sentivo la gente, il loro afrore, il contatto con tutti quei corpi accaldati, il centro commerciale era pieno all’inverosimile, era bellissimo, io ero al limite dell’eccitazione e dovevo masturbarmi.

Passeggiavo tra la folla sculettando sui miei tacchi, mi immaginavo mille cose, che la gente mi vedesse e mi valutasse come cosa da comprare, sentivo il mio seno dondolare ed ero conscia del fatto che si potesse vedere ai lati della mia canottierina la forma dei miei seni, sapevo che i miei capezzoli erano in tiro, e si vedevano duri sotto la stoffa, ma più di tutto i miei occhi la dicevano lunga sul mio stato.

Avevo messo un poco di highliner per sottolinearne il contorno ed un poco di lucida labbra, poco trucco insomma, sapevo di non averne bisogno quel giorno mi sentivo troia e non c’era bisogno di sottolinearlo ancora, si capiva e basta.
Ansimavo, guardavo la gente come trasognata, guardavo tutti con i miei occhi sognanti, dritta nei loro occhi, senza remore morali, avevo voglia di scoparmeli tutti.

Sapevo che era impossibile, ma era la mia voglia e ora volevo soddisfarla almeno in parte, dovevo almeno masturbarmi, così mi diressi ai bagni.
Lì trovai e ovviamente erano affollatissimi, vidi che quelli maschili avevano meno fila volevo andare là; io ero accalcata tra la folla, sentivo il seno di una donna premere sulla mia schiena, sentivo il mio che premeva su una porta, sentivo una mano, caspita era proprio una mano quella che mi palpava, e già la mano morta non manca mai in quelle file, così mi girai ma lentamente verso quella mano.

Guardai la mano che toccava l’orlo della mia minigonna e col dorso strusciava sulla coscia, era la mano di una donna, era innegabilmente una mano femminile, ne ero lusingata, era un complimento esplicito al mio stato, al mio essere, guardai il volto di quella mano, mi sorrise, le sorrisi, ridemmo e in un istante anche lei capì il mio stato.

Allungai una mano, le presi la sua nella mia e la tirai a me, le dissi piano in un orecchio di seguirmi. Uscimmo dal centro, la portai dietro il capannone e in un anfratto l’attirai a me e la baciai, le infilai la lingua in bocca e lei me la succhio come per farmi un pompino, io non capii più nulla e godetti.
Le mie mani palparono i suoi jeans, il suo culo sodo, mentre le bocche si succhiavano a vicenda, le tette strusciavano sotto i nostri vestiti leggeri e si eccitavano ancora di più.

Le mi prese la mano e mi attirò verso una grossa auto, entrai titubante ma fermamente convinta di cosa volevo, ci sdraiammo dentro, lei mi sollevò la minigonna e scopri non senza stupore che ero nuda, non ci avrebbe mai creduto mi confessò dopo.

Prese a palparmi il culo, mi allargava le natiche e mi ripassava un dito nel solco, io ero in visibilio, sentivo delle contrazioni del mio bacino era straeccitata e volevo godere, la baciavo, ci baciavamo e la toccavo, le avevo slacciato i jeans ma erano strettissimi, così mi mossi per farglieli abbassare almeno un poco.

Mi colpì l’afrore della sua figa, del suo corpo, le sfilai gli slip e mi misi a masturbarla, lei riprese a passarmi il dito nel solco tra le natiche, poi di colpo me lo infilò nel buchetto del sedere.
Mi fermai un attimo, mi guardò e mi chiese se avessi paura, se sentissi dolore, io dissi di no e lei continuò a masturbarmi così, nel culo.
Venimmo quasi subito, io con un suo dito nel culo e lei con me che le titillavo il clitoride con il palmo della mano, venimmo con un urlo strozzato nelle nostre bocche, non avevamo praticamente mai smesso di baciarci.

Ci siamo subito ricomposte e ci siamo salutate, non so come si chiama e nemmeno dove vive e lei non sa nulla di me, so soltanto che un’esperienza così non mi era mai capitata prima, forse era predestinata in una giornata ad alto contenuto erotico, spero solo, che sia la prima di tante altre. Ho voglia di farlo ancora.

Lucrezia


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