Febbre


Già sento il freddo dello stetoscopio sulla mia pelle calda e i conseguenti brividi… o i brividi per le sue mani su di me?



“Pronto? – Pronto ciao Marco sono Susy, ti disturbo??”

“No figurati ciao Susy! Che voce che hai…. come stai?”

“Eh, non tanto bene… è anche per questo che ti chiamo…”

“Niente di grave, spero!”

“Una bella febbre… influenza? Non so, non sono mica io il dottore…”

“Beh lo sai che sono sempre a tua disposizione se hai bisogno!”

“Si lo so sei gentilissimo, ma io avrei un altro medico, e poi tu hai i tuoi pazienti, lavori già cosi’ tanto che io…”

“Non dirlo neanche per scherzo. Passo da te.”

“Almeno promettimi che passerai solo quando avrai finito il giro dei tuoi assistiti!”

“Va bene, sarà fatto. Guarda che finisco ambulatorio alle 5, quindi potrei arrivare anche alle 8… “

“Va benissimo. Ad averti sentito sto già un po’ meglio… a dopo!”

Marco è un tesoro. Lo conosco da quando era ancora studente. Ha la classica faccia da bravo ragazzo, il dottore sorridente ed interessato che ha un enorme successo tra le sue pazienti, purtroppo per lui soprattutto quelle di una certa età. Io non ho una certa età, ma lo sceglierei subito, se non fosse per un dannato problema di “competenza territoriale”… E’ anche un gran bel ragazzo. Quando l’ho conosciuto, d’estate, faceva l’istruttore di vela, e sono rimasta affascinata dal suo fisico. Abbiamo avuto una storia, breve ma molto intensa. Ci siamo amati selvaggiamente, e credo che entrambi ci piacessimo molto, ma purtroppo le sue scelte erano troppo importanti per lui, c’era l’università, il tirocinio, io ero ancora una “ragazzina” e non avrei potuto seguirlo. Ci siamo lasciati da buoni amici, anche se questa cosa si dice ma non è mai vera…

Adesso, dopo qualche anno, rieccolo da queste parti, con il suo sogno realizzato: è medico di base, ha uno studio e gli piace il suo lavoro. Ha una specializzazione e continua a bazzicare la clinica universitaria, quindi penso che abbia anche altri progetti, ma lui è fatto così, non lo dice finchè non è sicuro di ottenere il risultato. Io sono a casa, con la febbre. Al lavoro è bastata una telefonata, vedremo poi come sistemare le carte…

Mi aggiro per il mio piccolo appartamento svogliata, non riesco a concentrarmi su nulla, non ho voglia di leggere, di guardare la TV, non ho nemmeno voglia di mettere un po’ a posto sapendo che arriva Marco… però continuo a pensare a lui. Pensieri che vagano… prima di tutto ho pensato alla sua situazione attuale… era inevitabile, mentre cercavo il suo numero.

E’ bastata una telefonata a Sonia, una amica in comune, per avere il suo nuovo numero di cellulare e, tra le due chiacchiere che abbiamo scambiato su di lui, mi ha fatto capire che è ancora single. Allora i pensieri sono andati alle ultime volte che l’ho visto, e al fatto che mi piaceva ancora, per poi tornare indietro a quando ci siamo conosciuti… I pensieri si sono poi definitivamente fermati sul periodo che abbiamo passato insieme. Pensieri… immagini… ricordi… sensazioni… fantasie…

Ora sono sul divano, abbandonata, con gli occhi chiusi, e sto rivivendo le sue mani sul mio corpo… il suo modo particolare di arrivare lentamente tra le mie cosce, con le mani prima e con il viso poi… il suo dedicarsi per lunghi minuti che sembravano ore ad accarezzare con le dita e con la lingua le mie labbra, il mio clitoride, i miei capezzoli, il mio buchino… Adorava il mio corpo e me lo faceva sentire… Quanto l’ho preso in giro riguardo al suo futuro da dottore… dicevo che avrebbe fatto delle visite interminabili se era così maniaco… Lui rispondeva che solo io gli facevo quell’effetto. Non so se fosse vero, ma io mi gonfiavo di orgoglio e di amore per lui. La temperatura del mio corpo è altissima… ormai non posso più dire se si tratti della febbre o delle fantasie che mi prendono…

Tra non molto lui sarà qui e mi visiterà. Mi vedrà seminuda. Mi toccherà. Non riesco ad essere lucida, penso che lui si comporterà in maniera distaccata, per vari motivi, perchè è professionale e perchè mi conosce bene. Ma il mio corpo sta reagendo in in’altra direzione, e l’infiammarsi delle mie zone erogene sta facendo deviare anche la mia mente. Devo parlarne col Dottore, penso prendendomi ingiro da sola… Il campanello suona quando ormai la mia mente era stata messa da parte e le mie dita stavano accarezzando e torturando ogni parte del mio corpo. Grido “arrivo” e corro in bagno a sistemarmi, domandandomi in un secondo se Marco sentirà in casa il profumo del sesso.

Spruzzo in aria un olio all’eucalipto, che non si sa mai…

Sono rossa, accaldata e vado ad aprire solo perchè la febbre spiegherà tutto, altrimenti mi vergognerei… Marco mi saluta con un abbraccio, ha un grande sorriso, è un uomo che mette di buon umore solo a vederlo. Ed è sempre affascinante come la prima volta, anche se il costume da bagno ha lasciato il posto ad un abito grigio scuro. E poi ha la valigetta, la classica valigetta del dottore. Quanto mi affascina… ci sono molti medici che usano delle valigette moderne, ma lui ha quella classica, di pelle, a “sacchetto”, mi sembra addirittura consumata, deve averla comprata usata… Può essere, lui ci tiene a queste cose, se una cosa gli piace cerca di averla, non gli importa cosa pensano gli altri. E nelle mie condizioni non posso fare a meno di pensare che vorrei piacergli io in questo momento…

Dopo poche frasi “di rito” ci sediamo, mi chiede di come mi sento. Mi dice che mi vede accaldata, e che non va bene. Suggerisce di alzare un pochino il riscaldamento ma di coprirmi di meno, perchè la febbre è una reazione naturale dell’organismo e bisogna lasciarla sfogare. Io non perdo un attimo ed eseguo subito i suoi ordini, pensando tra me e me che è un bel maialone, e che si sta preparando il terreno per avermi nuda in un bell’ambiente caldo… E’ il momento di visitarmi. Apre la borsa ed inizia ad estrarre i suoi strumenti… già sento il freddo dello stetoscopio sulla mia pelle calda e i conseguenti brividi… o i brividi per le sue mani su di me? Invece la prima cosa è un bastoncino di legno con il quale mi abbassa la lingua, facendomi quasi vomitare per la reazione. Mi vergogno un pochino. Mi rassicura dicendo che è una reazione naturale. La stessa frase che mi ha detto la prima volta che mi ha spinto il cazzo in gola, lasciandosi un po’ andare per l’eccitazione che gli stavo provocando. Mi aspetto che adesso mi dica una frase tipo:

“Ma mi sembrava di ricordare che eri brava a rilassare la glottide…”

Ma lui prosegue professionale, come un vero medico (come? lui è un medico!). Tira fuori un astuccetto, dal quale estrae un aggeggio con una lente e una luce, che mi infila nelle orecchie. Penso che di questo passo voglia esplorare tutti i miei buchi, è solo questione di pazienza… Per guardarmi nelle orecchie mi prende il collo con una mano. Sento un brivido… non è solo la differenza di temperatura, è che è la prima volta che mi tocca dopo anni… e sono settimane che non sento le mani di un uomo su di me…

“Adesso dovresti levare la maglietta”

La sua voce mi risveglia dallo stato sognante in cui ero finita… Eseguo in un secondo, e senza che lui abbia il tempo di fermarmi slaccio il reggiseno e lo butto con la maglietta sul divano.

“Non era necessario, Susy…” mi dice, e io gli rispondo facendo spallucce e sorridendogli, come a dire “non mi fa nessuna differenza”.

Dovrebbe saperlo che non mi fa differenza, se ricorda quella vacanza in Francia passata in topless dal primo all’ultimo giorno di spiaggia. Ma la differenza la fa per lui. Vedere il mio seno oggi non è come quando lo vedeva ogni giorno. E’ sicuramente uno shock, anche se cerca di nasconderlo con la sua professionalità. Inizia ad auscultarmi con lo stetoscopio, mi fa un po’ sobbalzare finché è freddo, e il mio corpo è percorso da scariche di adrenalina, che tra gli altri effetti mi fanno rizzare i capezzoli. Mi dà dei colpi in vari punti della schiena, e quando le sue mani mi percorrono mi sembra di sentire delle carezze, e rivivo le “visite” che mi faceva una volta… I capezzoli sono ormai puntati come due pistole. non può non averlo notato. Ora mi chiede di respirare a fondo. Inizio piano, poi respiro forte, in maniera rumorosa, quasi ansimo. Come quando lui era sdraiato sul letto, e io lo cavalcavo agitando il bacino, prima piano, poi sempre più forte con il respiro che quasi mi mancava. Chissà se lui sta pensando alla stessa immagine sentendo il suono del mio respiro…

Ora sono di fronte a lui, che respiro forte e faccio salire e scendere il mio seno davanti al suo viso, con due capezzoli così duri che se lo urto sul viso gli faccio male. Anche se vorrei vederli sparire nella sua bocca… allora sì che ansimerei, urlerei e getterei la testa all’indietro… Nulla di tutto questo… mi fa una carezza sulla guancia dicendo:

“non sarai mica preoccupata? ti vedo pensierosa… tutto a posto, puoi rivestirti. A parte una piccola infiammazione alla gola, non hai nulla. Anzi ti vedo proprio bene.”

Questa ultima frase, unita al suo sorriso, mi ha fatto stare veramente meglio. Forse tutti i miei pensieri non sono stati vani, forse questo complimento apre la strada alla serata… Penso di non rivestirmi, di buttargli le braccia al collo per fargli sentire i miei capezzoli sul petto, e premere il mio pube sul suo per fargli capire che il mio desiderio è almeno quanto quello che la durezza del suo cazzo mi rivelerà. Ma non faccio in tempo ad alzarmi che lui sta già richiudendo la borsa e si avvicina al tavolo per scrivermi una ricetta. Mi rivesto a malincuore. Guardo l’ora, sono le 20.00 e gli chiedo se ha finito il giro. Mi risponde di sì, che è stufo e che non vede l’ora di andare a casa.

“Ahiahiahiahi” mi dico, ma prontamente me ne esco con un “ci sarà qualcuno che ti aspetta per cena…” Lui mi risponde che non c’è nessuno, che conduce vita solitaria e che in serate come questa è talmente stufo che piuttosto che farsi da mangiare passa al McDrive. Io inorridisco, gli dico che non posso permettere ad un medico di mangiare “schifezze” e che se si mette comodo un quarto d’ora gli preparo io qualcosa di sano. Marco accetta, e gli dico di mettersi sul divano e di guardare pure la Tv intanto che io preparo. Lui accende sul Tg. Gli dico che sono felice che resti, perché finora la visita è rimasta troppo “professionale” e non abbiamo scambiato due chiacchiere da buoni amici. Non reagisce. Annuisce ma continua a guardare imperterrito il suo Tg. Penso che sia veramente stanco, poverino. Preparo in fretta due spaghetti, un po’ di verdura fresca e del formaggio.

Mangiamo. A tavola è più rilassato, parliamo un po’ di tutto, mi ha addirittura chiesto “se poteva” togliersi la cravatta. Con la camicia un po’ aperta adesso è un’altra cosa, molto meno grigio e formale. Ma i discorsi restano lontani da dove vorrei arrivare. Dopo cena intuisco che lui non avrebbe intenzione di fermarsi, e allora torno all’attacco con la salute. Gli dico che avrei un’altra cosa da chiedergli, ma non vorrei esagerare ed uscire dalle sue competenze. Mi risponde di non preoccuparmi e di dirgli tutto, deciderà lui se può aiutarmi o meno. Gli racconto di un dolore al basso ventre che mi prende nei momenti piu’ disparati del giorno, e che non sono riuscita a collegare a nulla. Lui mi prega di sdraiarmi sul letto, e di sollevare la maglietta.

“ho detto solo sollevare, Susy!” precisa ridendo.

Che palle… Inizia a toccarmi il ventre in vari punti, partendo da sotto le costole fino ai jeans. Palparmi, credo sia la parola giusta. Lo vedo un po’ imbarazzato spingersi con le dita sotto ai jeans.

“slaccio?” domando. “ti prometto che non toglierò tutto stavolta!”

Marco accoglie la mia frase con una bella risata, che vibra fino alle sue mani. Annuisce, io slaccio i jeans e li abbasso oltre gli slip, così oltre ad essere più comodo può anche dare un’occhiatina al mio intimo. Visto quanto l’ho pagato, che almeno faccia la sua figura! Lui ora palpa tutto il mio ventre, con pressioni, pressioni e bruschi rilasci, pressioni con spostamenti. Ogni tanto mi domanda se mi fa più o meno male, e io rispondo diligentemente. Ad un certo punto mi domanda a che punto del ciclo mi trovo. Gli rispondo e penso che lo slip abbia fatto effetto… poi mi chiede se prendo la pillola, e gli dico di si con un tono che significa “non preoccuparti”. Mi guarda un po’ sorpreso, ma sorride. L’ultima domanda mi dà la certezza che la serata promette bene: mi chiede a quando risale l’ultimo rapporto sessuale e se ne ho avuti di dolorosi. Sono tentata di rispondergli che risale all’ultimo con lui, ma la bugia è troppo grossa per passare liscia… Gli dico la verità, aggiungendo un paio di settimane per essere più “drammatica”. Quanto al dolore, niente di particolare. Ero tentata di eccitarlo raccontandogli di un amplesso doloroso a causa di due grossi cazzi, ma mi sono resa conto da sola che sarebbe stata una stronzata.

Inizia a dirmi con grande serietà che l’unica cosa che lui ha notato è una risposta diversa del ventre in corrispondenza dell’ovaio destro, e quindi si potrebbe supporre una leggera infiammazione dell’ovaio, non patologica e compatibile con il momento del ciclo in cui mi trovo. Mi spiega che i cicli non sono tutti uguali, che a volte si ovula a destra, a volte a sinistra, a volte di più, a volte di meno, e che l’effetto “regolatore” della pillola esiste solo parzialmente. Sono stufa del dottore. Voglio l’uomo. Voglio Marco. Lo voglio adesso. La mia mano si posa sulla sua e la trattiene sul mio ventre. La prende e ricomincia a farla muovere in modo da accarezzarlo tutto, spingendola ogni volta più in basso verso l’orlo dello slip.

“Mi piace la tua mano, non andare via… ti prego…” gli dico guardandolo implorante.

Marco non parla. Ma non ritrae la mano. Lascia che io la spinga fino a sotto lo slip, ma mi guarda più serio. Ora la sua mano si muove da sola…

Mi dice: “Susy, dimmi la verità. Non è che ti sei inventata tutto?”

“Tutto no, forse ho aggiunto qualcosina…”

“Non si deve scherzare con queste cose.”

“Ce l’hai con me perchè ti ho fatto perdere tempo inutilmente?”

“Non ho perso tempo. Mi è piaciuto stare qui con te. Ma ti sei comportata molto male mentendomi. Meriteresti una bella sculacciata!”

“Mmmmhhh, che paura… e chi me la darebbe questa sculacciata?”

“Te la darei io. Sono io che sono stato preso in giro. Sei mai stata sculacciata?”

“Beh, certo, da bambina…”

“No, intendo dire da adulta, se così si può dire di te…”

“No, mai. Hai intenzione di farlo davvero?”

“Non dire altro. Spogliati e mettiti sul letto in ginocchio. Non credo ci siano problemi vero? E’ tutta la sera che cerchi di spogliarti…”

Le sue parole mi lasciano di sasso. Non capisco se è arrabbiato, se sta recitando, se sta giocando… Io sto al gioco. Un po’ perché lo ritengo un successo, un po’ perché glielo devo dopo averlo preso in giro, un po’ (molto) perché mi attrae la novità dell’esperienza…

Chiedo, facendo finta che mi importi “mi farai male?” ma lui mi risponde brusco:

“Ti ho detto di non dire piu’ nulla. Preparati ad essere sculacciata come si deve!”

Marco prende dalla sua borsa un altro stetoscopio. Sfila le parti in metallo, tiene solo il tubo flessibile e lo usa per legarmi le mani dietro la schiena. Non ho il tempo di chiedere perché, lui vede il mio viso interrogativo e mi dice di nuovo che non devo parlare, solo obbedire. Non posso fare a meno di chiedermi se lo ha fatto altre volte e con chi. Non sembra il Marco che conoscevo. Sono nuda, in ginocchio sul letto, con le mani legate dietro la schiena. Per fortuna ormai l’appartamento è molto caldo, e il calore dentro di me è ancora maggiore. Marco mi ordina di allargare le gambe. Io eseguo. Mi spinge il petto in avanti, facendomi cadere con il petto e il viso sul letto. Mi sistema come vuole lui, le mani legate mi impediscono di aiutarmi. Una parte del mio peso è ora sulla mia fronte, è una posizione un po’ scomoda ma posso reggerla. Mi fa allargare le gambe più che posso. La sensazione è sconvolgente. Una serie di componenti mi eccitano e si amplificano tra di loro. La posizione: sono completamente offerta, il mio culo e la mia fica sono esposti, a portata di mano (e di cazzo). Il fatto di essere legata: sento che non ho il controllo della situazione e che devo subire quello che accadrà.

L’umiliazione, la sottomissione. E poi c’è il dolore. Quando inizia a sculacciarmi è bruciante, si irradia dalle mie chiappe e mi lancia scosse attraverso la spina dorsale fino al cervello. Marco mi sculaccia serio, in modo quasi scientifico. Dieci colpi a destra, dieci colpi a sinistra. Mi sembra impossibile, ma dopo questa prima serie la mia fica è fradicia, e sta colando fino a mezza coscia. La mia pelle è rossa violacea e le labbra della fica sono sempre più dischiuse. Marco mi descrive questo spettacolo, per umiliarmi, forse, o forse per eccitarmi ancora.

Si è fermato.

Mi chiedo se abbia finito. Mi giro un po’ e vedo che si spoglia, poi si avvicina, mi solleva e mi ordina di leccargli le palle. Io obbedisco, cerco di fare del mio meglio, mi avvicino al suo bellissimo cazzo ma lui mi rimprovera “ti ho detto solo di leccarmi le palle!”

Si allontana e riprende a sculacciarmi. Un’altra serie di dieci e dieci. La prima è dolorosissima, oltre che inaspettata. non posso fare a meno di contarle aspettando la fine. Il dolore è forte, nonostante stia contemporaneamente godendo come mai prima.

Si riavvicina.

“leccami il buco del culo!”.

Stavolta non lo faccio arrabbiare, lo lecco per benino infilando solo per un attimo la punta della lingua. Mi piacerebbe che mi dicesse troia, puttana, ma non lo fa. Forse non ci riesce. O forse non sa che io lo apprezzerei. Riprende a sculacciarmi con una nuova serie. Le mie chiappe sono ormai in fiamme, ma il piacere inizia a farmi sopportare meglio il dolore, quasi a desiderarlo quando la sculacciata si fa attendere. Marco se ne accorge, lo vedo dal mezzo sorriso sul suo il viso quando il nostro sguardo si incrocia per un attimo. Prosegue lento e metodico. Quando finisce anche questa terza serie l’attesa mi sembra interminabile. Per lunghi minuti non fa nulla e non dice nulla. Sento la mia fica gonfia e pulsante, e i miei succhi che colano lungo le cosce. Ho paura di girarmi. Poi all’improvviso si inginocchia dietro di me e mi infila il cazzo fino in fondo, con un solo rapido movimento, senza preavviso. Sono sorpresa ma felice. Lo desideravo tanto. Entra senza fatica, sono umida e dilatata come non mai. Inizio a godere rumorosamente, ormai non ho nessun ritegno. Però Marco mi spiazza di nuovo. Smette di penetrarmi del tutto e infila solo la punta. Mi agito come posso per andargli incontro, per impalarmi su di lui, ma legata nella posizione in cui mi trovo sono sforzi inutili.

Lo odio.

Comincio ad insultarlo, poi ad implorarlo sto piangendo. Gli prometto qualunque cosa purché lui si muova, purché mi fotta adesso, subito, purché mi riempia con il suo cazzone. Chissà quanto gongola dalla soddisfazione di essere riuscito a tirarmi fuori queste frasi. Probabilmente è abbastanza soddisfatto, perché mi ascolta, mi prende per le chiappe e me lo rinfila tutto, e inizia a scoparmi violentemente. Mi prende per i fianchi, mi solleva dal letto e continua a fottermi sempre più’ intensamente. Io non mi controllo, godo gridando, la mia testa oscilla senza freno in ogni direzione. Alla fine gode anche lui, dentro di me, accasciandosi sulla mia schiena, dopo avermi liberato le mani. Adesso è sdraiato accanto a me, e mi accarezza dolcissimo. Passa le sue mani fresche sulle mie chiappe rosse e doloranti, partecipe della mia sofferenza. Siamo in silenzio. Non so come riprendere a parlargli.

Gli chiedo solo “Perché Marco? Perché questa violenza? Non dico che non mi sia piaciuto, è stata una esperienza unica, nuova e bellissima. Ma non eri il Marco che conoscevo.”

Sta un po’ in silenzio, poi mi risponde:

“Hai detto bene, Susy. Io non sono il Marco che hai conosciuto. E tu non sei più la Susy che ho conosciuto. Sono passati anni, abbiamo fatto le nostre esperienze, belle e brutte, e siamo cresciuti. Tu che ricordo hai di noi?”

“Dolcissimo.”

“Appunto. Se io avessi cercato di essere dolce come allora, ti avrei deluso. Non posso competere oggi con il ricordo di un giovane innamorato. Non c’è confronto. Il ricordo è diventa mito, e come tale è irraggiungibile. Nel ricordo cancelliamo ogni cosa negativa, e teniamo solo le cose belle. La realtà è diversa. Oggi mille cose potevano contribuire a rovinare l’atmosfera, anche minimi particolari, come il mio dopobarba o i miei pettorali che non sono gli stessi di allora. E allora ho scelto un altro approccio. che non temeva confronti.”

“Sei riuscito a colpirmi, non c’è dubbio. Ma tu non sei solo così, vero?”

“Ho molti lati nascosti. ti va di scoprirli tutti?”

Lo abbraccio e rido. Ride anche lui. Sento che la nostra amicizia sta iniziando una nuova pagina.

Susanna X

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