Il Gioco di Paola


Io davo punizioni che coinvolgevano la mia persona, come ad esempio farla, avvicinare alle mie gambe aperte e finirmi a leccate…



Io e Paola stavamo insieme, non nel senso classico del termine il nostro rapporto era estremamente libero per nostra esplicita volontà.
Diciamo che visti i miei trascorsi sentimentali recenti, avevo una gran voglia di coccole e Paola era dispostissima a farmele, ma nulla di più per il momento; le nostre giornate insieme erano votate al dialogo e alla riflessione o al sesso sfrenato, ma niente era programmato giocavamo e basta.

Il gioco che facevamo più spesso aveva un fine che prevedeva una punizione per la perdente e forse proprio per questo mi piaceva, più che per lo svolgimento del gioco stesso, infatti, mi piaceva di più scoprire quale sarebbe stata la punizione escogitata da Paola, inutile dire che spesso perdevo a bella posta. Ma tutto con ordine.

Il gioco in sé era banale, ci mettevamo in salotto, nude, sedute sulle poltrone una di fronte all’altra, dovevamo indurre l’altra a godere, in altre parole masturbandoci, dovevamo fare in modo che fosse l’altra a godere per prima, chi lo faceva perdeva e subiva la punizione.

Era una tortura, io avrei voluto scatenarmi in una masturbazione senza eguali, la mia natura esibizionista mi metteva alla prova, volevo godere e far vedere come potevo farlo, in quale maniera venivo sconvolta dall’orgasmo, ma nulla, il gioco era fatto proprio per limitare ciò, eppure non aveva regole, per far godere l’altra potevo e lei poteva, usare qualsiasi cosa e qualsiasi espediente, l’unica cosa che non potevamo fare era toccare l’altra partecipante al gioco o scendere dalle poltrone, ma potevamo usare il nostro corpo come volevamo, oggetti, e la voce.

Io amavo guardare Paola negli occhi mentre mi masturbavo davanti a lei, far colare saliva dalla mia bocca e con essa sbavarmi sulle tette congiunte dalle mie mani messe a coppa sotto di esse per poi massaggiarmi i capezzoli fino a sentirli duri, mentre aprivo le gambe e sguaiatamente mettevo in mostra la mia figa o il mio culo.

Fu con Paola che iniziai a usare oggetti per indurre o indurmi il piacere, prima usavo solo le mani, ma con lei avevo iniziato ad usare ciò che avevo intorno a me, ad esempio avete presente quei posacenere di alabastro con un uovo dentro per spegnere le cicche? Paola ne aveva uno in salotto e siccome nessuna di noi due fumava era come nuovo.

Mi allungai dalla poltrona e presi l’uovo di alabastro, me lo misi tra le tette tenute a coppa con le mani e lo feci rotolare in mezzo alla canaletta tra i seni, come per fargli una spagnola, lo misi in bocca per sbavarci sopra e poi farlo rotolare sul mio corpo, fino alla figa; mi allargavo le labbra della figa cercando di farcelo stare in mezzo, le dicevo che quell’uovo era il frutto del mio amore e nel dirlo lo spingevo dentro.

Non sono brava nel fisting, quindi l’uovo non entrava dentro di me se non per uno o due centimetri, ma nello spingere mi toccavo il clitoride con il palmo della mano e nella mia mente quell’uovo di alabastro poteva essere qualsiasi altra cosa.
lo usavo per sporcare dei miei umori il buchetto anale prima di penetrarmi con un dito, dito che poi sfilavo dal mio sedere e passavo languida su tutto il corpo, fino ad arrivare alla bocca dove lo risucchiavo.

Ovviamente Paola non era da meno e mentre si masturbava dalla sua bocca uscivano parole tra le più oscene, parole che mi facevano letteralmente godere e ardere del desiderio di godere ancora. A me piace il turpiloquio mentre faccio l’amore, so che qualcuno inorridisce all’idea ma io sono così, prendere o lasciare.

Questo gioco poteva durare pochi minuti o anche molto di più, a seconda di quanta voglia di resistere avevamo, il più delle volte ero io a concluderlo, un po’ perché ero davvero spossata, ma molto per la curiosità di conoscere la punizione per aver perso.

A volte le punizioni erano poco divertenti, magari si trattava di lavare i piatti di due giorni, a volte di stendere o ritirare il bucato, ma una volta ad esempio il bucato dovetti ritirarlo sulla terrazza completamente nuda e Paola abitava davanti alla stazione dei treni di Udine, insomma poteva vedermi un sacco di gente.

Inutile dire che lo trovavo eccitante e che mi piaceva farlo anche se poteva diventare pericoloso per via di qualche inopportuna denuncia alla Questura.
Altre volte dovevamo uscire per Udine e andare in centro io rigorosamente senza intimo e con vestiti audaci.

Io davo punizioni che invece coinvolgevano più la mia persona, come ad esempio farla scendere dalla poltrona, avvicinarsi alle mie gambe aperte e finirmi a leccate sulla figa, mentre io me la godevo egoisticamente, …sempre che non ci fossero piatti da lavare.

Lucrezia


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