La Dea dell’Amore


Era esagerato il mio desiderio di sentirmi attorniata da loro, avvolta, protetta, posseduta…



Lilith abbandonò il Paradiso di sua iniziativa, prima della caduta dell’uomo e, non toccando l’Albero della Conoscenza, non fu condannata alla mortalità.
“Ella vaga a notte fonda, vessando i figli degli uomini e spingendoli a rendersi impuri”

Sono Chiara, 21 anni, siciliana, e voglio raccontare le mie esperienze di sesso di gruppo. Confortata dalla mia prima esperienza positiva a letto con due uomini, decisi che era giunto il momento di allargare i miei orizzonti sessuali e di dedicarmi alla mia prima vera e propria “gangbang”. Per chi non lo sapesse, per gangbang s’intende il rapporto sessuale di una donna con molti uomini contemporaneamente.

Ero conscia che la situazione sarebbe stata molto più infuocata e ingestibile della prima volta, dunque impiegai diversi giorni per decidere chi avrebbe potuto partecipare e chi no… era fondamentale trovare, intanto, ragazzi che mi piacessero; poi, di cui mi potessi fidare, sia a livello sessuale, sia riguardo al “segreto” che ci avrebbe uniti da quel momento in poi. Non potevo sopportare l’idea che tutti i miei conoscenti venissero a sapere delle mie pratiche sessuali. Sicuramente era rischioso organizzare una cosa simile, ma selezionai i partecipanti privilegiando la fiducia che avevo nei loro confronti.

Se tre è il numero perfetto (e il trio dell’altra volta lo era stato davvero), il numero magico per eccellenza è sette, perciò alla fine, optai per sei uomini …più me.

Sei uomini, un numero esagerato.
Ero combattuta, ma altrettanto esagerato era il mio desiderio di bruciare le tappe e di sentirmi attorniata da loro, avvolta, protetta, posseduta…
Sei uomini che si conoscevano tra loro, tanto per evitare imbarazzi.
Sei uomini che io conoscevo bene …molto bene.
Sei uomini che mi avrebbero fatto raggiungere vette di piacere inimmaginabili.

Organizzai l’incontro una sera d’inverno, che qui in Sicilia non è mai troppo freddo.

Giunta nella mia casa di villeggiatura, che di lì in poi sarebbe stata teatro di innumerevoli esperienze di sesso di gruppo, feci subito una doccia. Fu per me quasi rituale: volevo sentirmi “pulita”. Volevo ripulirmi da tutti i timori e le insicurezze della serata. Chissà se mi sarebbe davvero piaciuto, chissà se avrei goduto tanto come speravo.

Uscita dalla doccia, gocciolante e profumata, presi la borsetta dei trucchi che m’ero portata da casa: un po’ di matita nera per rafforzare lo sguardo, un po’ di fard per ravvivare le guance, un rossetto rosso fuoco e molto lucidalabbra per rendere più desiderabile la mia bocca, che sarebbe certo stata uno dei centri di piacere della lunga notte che mi attendeva…

Con gesti lenti e languidi, presi dalla borsa i vestiti che avrei indossato durante la serata e mi dedicai alla “vestizione”: iniziai dalla biancheria intima (perizoma e push-up neri), poi indossai un paio di autoreggenti color carne, una maglietta rosa, che evidenziasse ancora di più il seno e che lasciasse il pancino un po’ scoperto, una gonna nera al ginocchio e, per finire, un paio di decolletèe nere a tacco alto.

Mi osservai nello specchio: alcuni dettagli mi facevano sembrare una scolaretta, ma per altri ero decisamente provocante… l’abbigliamento rifletteva bene il mio modo d’essere: una ragazza all’apparenza tranquilla ma, sotto sotto, pronta a scatenare l’inferno…

Sentii il rumore delle auto che arrivavano e parcheggiavano. Era Giunto il momento tanto atteso, mi accesi una sigaretta, di quelle sottili ed eleganti, da donna vissuta e consapevole… volevo sentirmi più matura della mia età.
Suonarono alla porta, andai ad aprire.

Li feci accomodare tutti nel salotto, senza dire una parola. Non li salutai neppure. Più che maleducata cercavo di apparire superiore, quasi distaccata. Del resto, l’unico motivo per cui loro erano lì quella notte, era per divenire strumenti esclusivi del mio piacere, …e lo sapevano bene.

Li guardai negli occhi uno per uno… vidi in alcuni il desiderio che già ardeva, in altri solo imbarazzo e titubanza. Del resto era la prima volta che si spartivano la stessa ragazza nella stessa notte.
Quale che fosse il loro umore, erano tutti lì, in attesa di una mia parola, di una mia occhiata, di un mio qualunque gesto; pendevano dalle mie labbra come la sigaretta che stavo assaporando. Mi piaceva tenerli sulla corda, mi dava un senso di potere.

Ripresi ad ancheggiare avanti e indietro per il salotto, e intanto continuavo a fumare. Avevo tutti gli occhi puntati addosso.
Lentamente portavo la sigaretta alla bocca, aspiravo fino a incavare le guance, …e mandavo giù il fumo (l’allusione era fin troppo evidente…), poi lo soffiavo via, con gli occhi socchiusi e un’espressione di leggero godimento. Piano piano la sigaretta si consumò, e con essa quei momenti interminabili di attesa.

Buttai la cicca, …e m’inginocchiai.

Senza dire una parola, i ragazzi capirono che era il momento di alzarsi e di venirmi incontro.
I più intraprendenti si abbassarono i pantaloni, seguiti dagli altri… li osservai bene, non tutti erano già in erezione. Il mio sculettare davanti ai loro nasi non aveva evidentemente sortito in tutti l’effetto auspicato, alcuni erano ancora a disagio.

Non mi andava di essere altruista quella sera, mi importava soltanto di godere. Non volevo fare la crocerossina di membri inerti e mollicci, che ci pensassero da soli ad eccitarsi… Così, con un gioco crudele di sguardi, feci avvicinare alla mia bocca solo quelli che erano già pronti per l’uso, e iniziai a masturbarli e a leccarli con gentilezza.

Avevo davanti almeno tre aste ben ritte, mentre le altre se ne stavano in disparte, cercando di eccitarsi come potevano, in attesa che venisse il loro turno. La situazione era molto eccitante, perciò piano piano il desiderio crebbe fino ad aver la meglio sul disagio, e li vidi prender forma e ingrossarsi.

Ero inginocchiata, in mezzo ad una stanza, e circondata da sei uomini nudi ed eccitati, pronti a farmi di tutto, senza ritegno, ma docili e ubbidienti… Una situazione che solo nei miei sogni proibiti avevo vissuto.

Piano piano, dal semplice leccare, passai a prenderli in bocca; li stringevo tra le mani, li avvolgevo con le labbra, a volte con dolcezza, a volte con avidità. Qualcuno lo ingoiai fino al limite, stimolando la salivazione…
La saliva colava dalla bocca al mento, e finiva sulla mia bella magliettina rosa.

L’eccitazione mi arrivò al cervello e cominciai a perdere il controllo… ed eravamo solo ai preliminari…
Mentre ne avevo già uno in bocca, un ragazzo disse:

“voglio che prendi anche il mio, prendine due insieme, …sono sicuro che ce la fai…”

aggiunse con tono malizioso. In effetti la mia bocca dentro è grande, molto grande… ma mai avrei pensato di riuscire ad accoglierne due insieme. In quel momento la spalancai più che potevo …e li feci entrare tutti e due!
Io stessa stentavo a crederci. Ovviamente non avevo la stessa mobilità di un singolo pompino, ma compensavo, muovendo più in fretta la lingua per dare piacere a entrambi.

L’idea bizzarra ebbe successo, e anche gli altri vollero provare questo doppio rapporto orale. Mi costrinsero a salivazioni esagerate, e mi affaticarono la mandibola, tanto che dovetti smettere.
I muscoli erano indolenziti, le labbra erano state stirate al limite, ma che esperienza emozionante!

Smisi, e mi stesi a terra, supina ad osservare dal basso in alto i sei ragazzi, in piedi attorno a me. Feci loro cenno di inginocchiarsi, e ubbidienti cominciarono loro a prendersi cura di me. Uno si chinò di fronte al mio viso e prese a penetrarmi in bocca. Avevo la testa costretta tra il pavimento e il suo pube.
Altri ragazzi, non so dire quanti, iniziarono a toccarmi e penetrarmi sotto, dandomi piacere con le dita e con la lingua.

Ero già inzuppata, i miei umori colavano abbondanti, ma anche questa volta, non riuscivo ad urlare di piacere, uscivano solo lamenti strozzati, perché avevo la bocca impegnata… Due di loro si impadronirono delle mie belle mani e si fecero toccare e masturbare. Era difficile per me coordinare i movimenti, con le vampate di piacere che mi annebbiavano il cervello.

Malgrado ciò, uno di loro, era talmente eccitato, che non riuscì più a trattenersi ed ebbe un orgasmo… ansimando e mugolando, schizzò ripetutamente sulla mia maglietta, lasciando una lunga striscia bianca, che andò a mescolarsi alla saliva colata abbondantemente poco prima.

Passò poco, quando sentii uno di loro che mi penetrava. L’eccitazione era tale che non si preoccuparono neanche di togliermi la gonna, si limitarono a sfilarmi il perizoma e ad entrare in me con slancio. Due di loro nel frattempo mi avevano sfilato la maglietta (ormai imbrattata di saliva e sperma) e il reggiseno, e avevano cominciato a leccarmi avidamente i seni e i capezzoli, uno per parte.

Le mie dita vagavano intorno in cerca del contatto con la pelle dei loro corpi bollenti. Ero in uno stato di semincoscienza. Ero in balìa di sei ragazzi (anzi cinque, dopo l’orgasmo uno era temporaneamente fuori combattimento…) che mi stavano facendo di tutto. Ma ancora non mi bastava…

Così mi divincolai da tutti, mi alzai in piedi, mi piegai contro il muro e alzai la gonna. L’invito era chiaro: volevo farmi sfondare anche dietro!

Uno dei ragazzi mi si accostò, e iniziò ad infilare prima un dito, poi due, ruotandoli lentamente. Quando capì che ero pronta… entrò dentro di me senza che avessi il tempo di chiederglielo.
Finalmente avevo la bocca libera, e potevo concedermi di urlare…

“sì, sfondami!”

dissi con voce un po’ roca, e lui non se lo fece ripetere due volte: mi diede una serie di colpi violentissimi che mi fecero sussultare.
Nel frattempo avevo portato una mano giù al clitoride per stimolarmi di più. E fu lì che si insinuò in me il pensiero di servirmi di un altro dei ragazzi per impazzire definitivamente.

Mi staccai dal muro, mi tolsi la gonna, e restai solo in autoreggenti e tacchi alti, feci stendere un ragazzo in terra, mi misi a cavalcioni su di lui, per farmi penetrare davanti, e quindi mi allungai come una gatta sul suo petto, lasciando il mio didietro libero al vento. L’invito era troppo allentante e il buco fu subito occupato, dal primo ragazzo che si trovò a passare…

All’inizio non ebbi una percezione esatta di ciò che stava accadendo, ma quando i due dentro di me iniziarono a sincronizzarsi, mi mancò il fiato ed emisi un urlo primordiale. Una sola vocale, lunga e modulata che durò svariati secondi. Dentro di me, potevo sentire che i due quasi si toccavano… non c’era più sesso anale e sesso vaginale. C’era un unico sesso, unione dei due. Una cosa indescrivibile. Mi dimenai come un’ossessa, e più mi dimenavo, più loro si muovevano. E più io impazzivo di piacere!

Venni un’infinità di volte, con quella doppia penetrazione… persi la concezione dello spazio e del tempo, e a tratti ebbi paura di morire per il troppo godimento.

Gli altri ragazzi non stavano certo con le mani in mano… assistevano con gli occhi colmi di desiderio e si masturbavano aspettando con ansia che arrivasse il loro turno. Uno di loro, preso dalla foga, nel toccarsi superò il “punto di non ritorno”, e corse verso il mio viso urlando “kiaraaaaaaa”, e mi inondò di sperma. Ho un ricordo confuso: il suo ansimare, i getti caldi mi colpivano le guance, la bocca e colavano sul mento.
Io avevo perso la ragione, ma a quanto pareva anche loro erano fuori controllo…

I quattro rimasti si scambiavano di posto, tra doppie penetrazioni e doppi pompini… finché, ad uno ad uno, non ebbero il loro meritato orgasmo: chi riempiendo di sperma caldo le mie cavità, chi la bocca, e io che ingoiavo eccitata il loro seme.

Si accasciarono tutti.
Erano distrutti, e io più di loro.
A quel punto ero sessualmente appagatissima, eppure… volli vedere fin dove potevano arrivare.

Così, come se non ne avessi avuto abbastanza, mi sedetti su una sedia, con i pochi indumenti che m’erano rimasti indosso (autoreggenti e tacchi alti), mi accesi una sigaretta, che fumai con la mano sinistra, mentre con la destra stimolavo il clitoride, che fino a quel momento era rimasto abbastanza “escluso” delle attenzioni dei miei uomini.

Di certo non fumai la sigaretta con la stessa sensualità con cui avevo fumato la prima… ma il contesto era totalmente diverso, l’attenzione dei ragazzi era rivolta a un’altra parte del mio corpo: alla mano che si muoveva freneticamente tra le gambe.
Sentii un nuovo rivolo di umori scendermi lungo le cosce, fino alle autoreggenti, che iniziarono ad inzupparsi. Ero venuta. Per l’ennesima volta. Ma stavolta soltanto grazie alle mie dita delicate.

Con questo spettacolino privato, gli uomini si sentirono come sfidati, e tornarono in forze. Non so cosa mi avrebbero voluto fare. Ma io ero davvero distrutta, e poi non è ad altre penetrazioni che stavo pensando.
Stavo pensando a qualcosa di più “particolare”:

“Voglio essere la vostra dea del sesso. Voglio che ognuno di voi mi doni il suo seme in sacrificio. Io sono l’altare…”

Volevo essere per loro una divinità pagana, una moderna Venere Ericina. Mi stesi a terra, e restai in attesa che si masturbassero. Io non volli fare niente per aiutarli. Fui totalmente passiva, offrendo il mio corpo al loro sperma, …che non tardò ad arrivare.

Qualcuno mi venne tra i capelli, qualcuno sul seno, qualcun altro nella zona pubica… uno di loro, spinto da gusto feticista, venne sulle mie scarpe.

Era incredibile… avevo chiesto in dono il loro sperma, senza offrire nulla in cambio… e loro me l’avevano donato, con slancio e passione, come un’offerta votiva.
Mi sentivo totalmente padrona della situazione.

Era mattino. Fuori il sole stava per sorgere, a quel punto loro si rivestirono e se ne andarono salutandomi in maniera sbrigativa, ma me lo meritavo: ero rimasta riversa a terra nel dormiveglia, ignorandoli. Mi lasciarono sola. Per un po’ restai ferma, rantolando a terra, con il corpo devastato dagli orgasmi, miei e loro.

Poi in quel silenzio irreale mi alzai e andai allo specchio. Nell’immagine riflessa non c’era più la stessa ragazza che avevo visto qualche ora prima. Ero un’altra… la differenza maggiore non era nei capelli spettinati, appiccicati dal sudore e dallo sperma, nel trucco sbavato (specialmente quello sulle labbra), nelle calze trasparenti per il sudore e lo sperma, nelle scarpe impiastricciate come tutto il resto del corpo…

La differenza maggiore era nella luce degli occhi, nello sguardo compiaciuto.
Uno sguardo consapevole e appagato dalla scoperta del piacere totale.

Kiarotta


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