Mi presento, sono Mariuccia, vivo in un paesino della Campania, ho 27 anni, ma ne dimostro meno perché sono piuttosto piccolina, anche se ben proporzionata, ho fatto per molti anni danza. Sognavo di diventare una ballerina, poi il mondo reale mi ha ricondotta a più miti consigli.
Vi voglio raccontare alcune disavventure che mi sono capitate qualche anno fa, per colpa della mia ingenuità e sprovvedutezza. Rievocare quei momenti per me è doloroso, ma nello stesso tempo liberatorio, visto che è troppo tempo che mi tengo dentro queste cose. E spero che almeno possano servire da lezione a qualcuna di voi, che non commetta i miei stessi errori.
Comincerò con la prima e la più grave delle mie disavventure. Dopo il liceo mi ero iscritta all'università, ma passato qualche anno mi sono accorta che non faceva per me, e mi sono cercata un lavoro, anche per non pesare troppo sulla mia famiglia che per me aveva già fatto molti sacrifici. Sono stata fortunata e ho trovato un buon posto in città, come apprendista segretaria da un commercialista, la paga non era altissima e dovevo fare molti chilometri al giorno, ma era un buon inizio.
Mi ero appena lasciata col mio fidanzato, e presa dall'euforia del primo impiego, ho fatto qualche spesa extra, tra vestiti, scarpe, telefonino e cose varie, anche per non sfigurare in ufficio. Ben presto mi sono trovata in affanno, a corto di soldi. Non osavo chiedere al commercialista un anticipo sullo stipendio, sarebbe stato imbarazzante, appena assunta, né osavo chiedere nulla ai miei genitori che mi avebbero fatto una "testa così". Quindi ho chiesto ad un amico se poteva prestarmi qualcosa. L'amico mi ha detto che lui non poteva, ma che aveva a sua volta un amico che mi avrebbe prestato i soldi che mi servivano...
Non era una gran cifra, ma per chi non ne ha, anche poco diventa tanto. Mi ha presentato quest'amico, non sapevo chi fosse, era molto gentile, mi ha dato i soldi senza chiedermi nulla in garanzia. Tutto semplice: non mi pareva vero!
Passato un mese mi è squillato il cellulare, era lo sconosciuto che mi chiedeva se potevo cominciare a restituirgli i soldi perché ne aveva improvviso bisogno. Io gli ho chiesto di aspettare qualche giorno che vedevo cosa potevo fare...
Da quel momento ha cominciato a incalzarmi di telefonate, e a mandarmi in confusione e in ansia. Ho messo insieme una piccola cifra, ci siamo incontrati e gliel'ho data, lui mi ha ringraziato ma mi ha detto che però non bastavano e presto ne avrebbe avuto bisogno di altri. I giorni seguenti sono diventati per me un incubo! Mi chiamava regolarmente, e quando staccavo il cellulare trovavo i suoi messaggi appena lo riaccendevo.
Mi sono negata al telefono e ho cercato di evitarlo, finché un bel giorno me lo sono ritrovato sotto casa che mi aspettava! Mi ha fatto una sceneggiata, mi ha insultata, ha detto che non era il modo di fare, che lui si era fidato e che adesso rivoleva tutti i soldi. Mi sono spaventata a morte. Sapeva dove abitavo ed ero in una situazione dalla quale mi pareva impossibile uscire! Mi vergognavo a fare quella discussione di fronte a casa, coi vicini che vedevano e i miei genitori che potevano comparire da un momento all'altro.
Così sono salita in macchina con lui e ci siamo allontanati. Siamo andati in un luogo più appartato, lui ha fermato la macchina e ha cominciato a dire che finché non gli avessi dato tutti i soldi, avrei dovuto pagargli almeno gli interessi... Io gli ho risposto che di soldi in quel momento non ne avevo proprio, se no glieli avrei dati volentieri. Lui mi ha detto che non c'era problema: avrei potuto pagare "in natura"...!
Mi sono sentita gelare! Gli ho chiesto cosa intendesse dire... con tutta risposta lui ha aperto la zip dei pantaloni ha tirato fuori il suo arnese e mi ha chiesto di prenderglielo in bocca...!
Ero terrorizzata, mi veniva da piangere, gli ho risposto che quella cosa non la facevo neanche col mio fidanzato. A quel punto lui mi ha afferrato la mano e me l'ha messa lì... io ero come pietrificata, all'inizio ho tirato indietro il braccio e ho fatto resistenza, non volevo, ma poi per paura che si arrabbiasse di più ho pensato che era meglio assecondarlo...
Mi teneva stretto l'avambraccio e mi costringeva a tenere la mano sul suo coso. Era caldo e molliccio, a quel punto gliel'ho afferrato e ho cominciato a menarglielo, pregando che quell'incubo finisse in fretta. Era umiliante, avevo le lacrime agli occhi, e intanto sentivo quel coso che si animava nella mia mano e diventava sempre più duro. Lui cominciava a fare respiri più profondi e a mugolare soddisfatto.
- "come sei brava, si vede che ci sai fare!"
mi ha detto a un certo punto, con una voce che sembrava quasi un grugnito. Poi mi ha afferrato dietro la nuca e mi ha tirato la testa giù, verso il suo arnese ormai in piena erezione. Ho sentito il contatto contro la mia guancia e un odore disgustoso. Non ce la facevo proprio, era più forte di me, e sono scoppiata a piangere fragorosamente. Mi faceva schifo persino asciugarmi le lacrime con la stessa mano che lo aveva toccato, usavo solo il dorso e i polsi...
A quel punto lui ha avuto una leggera compassione e ha detto:
- "va bene, per questa volta niente pompino, finisci con la mano!"
Non avevo scampo. Tra i singhiozzi e le lacrime gliel'ho ripreso in mano e ho ricominciato a far su e giù. Il naso mi colava e ogni tanto tiravo su, cercavo di asciugarmelo come potevo. Cercavo di concentrarmi e di impegnarmi bene: volevo che godesse prima possibile, perché non gli venissero in mente altre strane idee. Tenevo la mano leggera ed elastica e cambiavo spesso ritmo. Nel silenzio irreale dell'abitacolo si sentiva soltanto il rumore ritmico della mia mano sul suo pene e il suo ansimare lento. I minuti non passavano mai.
Finché il suo ansimare è improvvisamente cresciuto, fino all'orgasmo. Il suo sperma non è uscito di getto, mi è colato sulle dita, era denso e maleodorante. A quel punto lui ha tirato un sospiro profondo e ha rimesso dentro il suo arnese così com'era, senza neanche preoccuparsi di ripulirlo.
- "grazie, sei stata brava, ci rivediamo tra qualche giorno. Porta i soldi!"
Mi ha fatto scendere lì dov'eravamo, ha acceso il motore e se n'è andato.
Io sono rimasta in mezzo alla strada, con le dita ancora imbrattate del suo sperma, a cercare un fazzolettino nella borsa. La situazione era tragica, ma la cosa più umiliante e stata quando mi sono resa conto di avere le mutandine fradice dei miei umori: mi ero bagnata mentre glielo menavo!
Che vergogna... mi facevo schifo da sola!
Ho passato dei giorni da incubo. Avevo il terrore di vedermelo comparire ogni sera, quando tornavo a casa. Ero disperata, non sapevo dove trovare i soldi, al punto che mi sono ridotta a fare una cosa che non avrei mai immaginato. Al lavoro, mi mandavano di mattina in giro per servizi, e tra questi c'erano dei pagamenti da fare in posta e altre spese varie, come la cancelleria. Io ho cominciato a trattenermi un po' di quei soldi, ogni giorno, piccoli resti e rimanenze di cassa, sperando che nessuno se ne accorgesse!
Dopo una settimana avevo messo da parte un piccolo gruzzoletto, ma sempre poco rispetto ai soldi che ancora dovevo; finché rientrando, una sera, mi sono ritrovata di nuovo di fronte al mio incubo! La domanda era sempre la stessa: "li hai i soldi?". Volevo evitare un'altra sceneggiata di fronte a casa, così sono salita subito in macchina con lui.
Ci siamo allontanati e lui ha fermato la macchina in un luogo appartato e, con la solita scusa degli interessi pagati "in natura", ha ricominciato a insistere perché glielo prendessi in bocca. Lo ha tirato fuori dai pantaloni e me lo ha presentato di fronte alla faccia. Io non me la sentivo proprio. Questa volta l'odore era meno sgradevole, si vede che aveva fatto lo "sforzo" di lavarsi prima. A forza di insistenze e minacce, io a quel punto, esasperata, ho chiusi gli occhi e gli ho appoggiato sopra le labbra, poi mi sono fatta coraggio e l'ho infilato dentro.
Ero intrappolata tra la sua pancia e il volante, lui ha cominciato a muovere il bacino e a mugolare, mentre faceva su e giù nella mia bocca. Poi ha appoggiato la mano sulla mia testa e mi voleva forzare ad ingoiarlo. Quasi mi strozzava! Io a quel punto mi sono fermata e gli ho detto arrabbiata che se lo faceva ancora smettevo.
- "Va bene, fai tu, ma fai un bel lavoro...!"
Mi ha detto con quella faccia strafottente. Lo avrei ammazzato! Ho ripreso aiutandomi con la mano. Mi impegnavo, speravo che finisse il più presto possibile, sentivo i suoi mugolii crescere di intensità, quando mi sono accorta che stava per venire, mi sono tolta e ho diretto gli spruzzi sulla sua maglietta. Era una piccola e magra vendetta.
- "Guarda cosa hai fatto! Non potevi ingoiare tutto?"
Mi ha detto quando si è ripreso dall'orgasmo e ha visto lo sperma sulla sua maglietta. Gli ho risposto che non l'avevo mai fatto e che non ci pensavo proprio. In realtà non era vero, mi era già capitato con un mio ex ragazzo al mare: una volta mi aveva costretta a ingoiarlo (ma capitano tutte a me?) e la cosa mi aveva disgustata al punto che ero rimasta traumatizzata.
Anche quella volta sono tornata a casa nauseata e umiliata. Mi odiavo e non vedevo via di uscita, non capivo come mi ero pututa ridurre così. Nei giorni successivi mi sono appropriata di altri soldi del commercialista, non si trattava di grandi cifre, ma speravo di raggiungere presto l'importo da restituire. I giorni passavano nell'ansia e nel rimorso. Ci è stato ancora un altro incontro con quell'essere disgustoso, più o meno con le stesse modalità, ma preferisco non ricordarlo. La situazione era assurda: io gli davo i soldi, e in più dovevo... beh, lasciamo perdere...
Finché dopo due settimane si è verificato l'episodio che mi ha fatto dire basta!
Nell'ansia non riuscivo più a tenere il conto di quanto gli avevo già dato e quanto ancora gli dovevo. Non potevo certo dargli tutti i soldi dello stipendio, i miei genitori si sarebbero insospettiti, però avevo messo da parte una discreta cifra. Ci siamo dati appuntamento come al solito per la consegna, ma lui quella volta non era solo: erano in due!
- "C'è un mio amico che ti voleva conoscere!"
Mi ha detto con un sorrisetto. Lui già non era granché, ma quell'altro era proprio brutto e pure grasso! Non osavo pensare cosa avrebbero preteso da me quei due laidi. Se fossi stata ancora fidanzata, il mio ragzzzo forse mi avrebbe difesa; ma in realtà chissà chi erano quelli, poteva essere gente molto pericolosa. Sono salita in macchina e mi hanno portata in un posto molto appartato. Io continuavo e ripetere che non si facessero strane idee, che se l'altro voleva guardare, bene, ma che io non lo avrei sfiorato neanche con un dito il suo amico.
Siamo scesi dalla macchina, io morivo di paura e vergogna. Il tipo a cui dovevo i soldi si era appoggiato alla macchina e si era calato i pantaloni, l'altro mi fissava con occhi sgranati e uno sguardo voglioso. So di avere una bocca piccola ma abbastanza pronunciata, che mi dà un'aria un po' imbronciata e che probabilmente scatena le fantasie degli uomini. Infatti ricevo spesso complimenti rivolti alla mia boccuccia. Mentre maledivo questa mia "fortuna", il mio ricattatore, dopo essersi intascato i soldi, mi ha invitato a inginocchiarmi per provvedere al pagamento degli interessi.
Mi vergognavo a morte, io ho afferrato il suo membro per soddisfare ancora una volta le sue voglie, me lo sono portato alla bocca e ho cominciato a succhiarlo. Poco distante l'amico, con il suo pancione ripugnante mi guardava interessato. Cercavo di nascondermi dietro ai miei lunghi capelli ricci, ma quel porco, a un certo punto, si è avvicinato e me li ha scostati dal viso per osservarmi meglio. Il solo lieve contatto della sua mano flaccida e sudaticcia con la mia guancia è bastato a provocarmi un disgusto indescrivibile.
Dopo un po' che mi umiliavo a quel modo, mi sono resa conto che il ricattatore ci metteva più tempo del solito a raggiungere l'orgasmo, forse per colpa della presenza dell'amico. Avvertivo un movimento strano a fianco a me, e con la coda dell'occhio mi sono accorta che il ciccione aveva a sua volta tirato fuori il suo arnese e aveva cominciato a masturbarsi.
Poi è avvenuto quello che temevo: mentre mi masturbava, ha afferrato la mia mano e l'ha appoggiata sul suo coso. A quel punto mi sono ribellata, mi sono alzata in piedi e ho detto che non avrei fatto più niente, di riportarmi a casa.
- "Cerca di essere gentile anche col mio amico, ricordati che hai un debito! O lo estingui subito o fai come ti dico io!"
Mi ha detto il ricattatore con tono minaccioso. A quelle parole mi è passato per la mente tutto quello che sarebbe potuto succedere, compresa la pubblica umiliazione per quelle cose che ero stata costretta a fare. A quel punto la paura in me ha prevalso e sono scoppiata a piangere... I due non si sono impietositi, erano irremovibili. Alla fine sono riuscita soltanto a ribattere, tra i singhiozzi:
- "Va bene, però non glielo prendo in bocca!"
E così ho fatto. Ero disperata, pensavo anche al male che quei due avrebbero potuto fare persino ai miei genitori. Mi sono di nuovo chinata e ho ripreso a succhiare il ricattatore, mentre con l'altra mano mi sono messa a masturbare il suo amico. Erano tutti e due appoggiati alla macchina. Ben presto il ciccione (che aveva tra l'altro un pene di dimensioni piuttosto modeste) ha raggiunto l'orgasmo e ha schizzato in terra. Io mi sono subito ripulita dalle gocce cadute sulla mano, asciugandomi sui suoi boxer. Poco dopo è toccato al ricattatore, quando ho avvertito che stava per godere, mi sono tolta e ho lasciato che il suo sperma uscisse abbondante.
Mentre mi riaccompagnavano a casa, mi sentivo più sporca che mai: avevo rubato, mi ero prostituita di fatto con due uomini. Avevo toccato il fondo, e poi fin dove sarebbero arrivati quelli con le loro pretese di "interessi"?
Quella notte non sono riuscita a dormire e ho pianto; ero angosciata, rivivevo nella mente i momenti peggiori della mia umiliazione. Dovevo trovare in fretta una soluzione. Non potevo denunciarli, sarei stata accusata di furto e loro avrebbero potuto fare ritorsioni su di me e sulla mia famiglia.
Nei giorni successivi sono riuscita a raccogliere in un modo o nell'altro la cifra restante, sperando che quello non avanzasse più pretese. Quando ci siamo incontrati, lui si è di nuovo presentato col suo amico ciccione, io però gli ho dato tutti i soldi e gli ho detto che se mi avesse ancora importunata mi sarei rivolta alla polizia. "Vedremo..." ha risposto seccato, ma la storia è finita lì. Evidentemente anche lui non voleva grane per una cifra simile, e quello che aveva avuto in fondo gli era bastato.
Da quel giorno io mi sono sentita sollevata, la mia vita era di colpo cambiata, ma purtroppo le mie di grane non erano ancora finite...!
Alla fine del mese, il commercialista mi ha convocata in ufficio. Con aria severa mi ha spiegato che si erano accorti degli ammanchi di cassa e che da una piccola indagine erano risaliti a me. Io ho cominciato negando, ma poi dopo pressioni e contestazioni circostanziate, sono scoppiata a piangere e ho confessato tutto.
Gli ho spiegato che ero caduta nel ricatto di uno strozzino (evitando però di raccontare le implicazioni più scabrose), che non sapevo come fare e che ero disperata, perciò mi ero ridotta a rubare. Il commercialista, vedendomi in quello stato, ha cercato di essere comprensivo, ma comunque irremovibile. Ha detto che non mi avrebbe denunciata per furto, ma che mi avrebbe trattenuto i soldi dal mensile e che sarei stata comunque licenziata.
Sono caduta di nuovo nella disperazione più nera! Come avrei spiegato ai miei genitori il licenziamento? Dove sarei andata a trovare un altro lavoro? Con quali referenze? Dalle nostre parti non è così facile! In quel momento vedevo il mio destino nero e tentai il tutto per tutto, facendo capire al commercialista che se non mi avesse licenziata avrei fatto qualsiasi cosa volesse, "qualsiasi"...
Lui non ha voluto raccogliere l'allusione e non è tornato sulla sua decisione. Alla fine, per la mia leggerezza e stupidità, mi sono trovata senza soldi e senza lavoro.
Mariuccia

